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Home / Italiani all' estero / Popolo della Libertà: risultato elettorale in Sud America. Cifre, analisi e confronti – di Ricky Filosa
Thu, 03 Jul 2008 07:55:00

Popolo della Libertà: risultato elettorale in Sud America. Cifre, analisi e confronti – di Ricky Filosa


Sud America

"Le elezioni all’estero sono ormai trascorse, ma rileggendo i verbali ufficiali dell’ufficio centrale per la circoscrizione estero presso la corte di appello di Roma, sembra quasi di riviverle"




Oggi torniamo a parlare di elezioni all’estero, in particolare del risultato elettorale; o meglio, confronteremo e analizzeremo - utilizzando i dati dei verbali degli uffici elettorali di sezione della circoscrizione estero - il risultato ottenuto dai singoli candidati

Oggi prenderemo in considerazione il voto in America Latina, e solo per quanto riguarda i candidati del partito del Popolo della Libertà. Per non confondervi troppo le idee, ci dedicheremo soltanto ai candidati al Senato della Repubblica Italiana, lasciando da parte – almeno per il momento – la Camera.

I candidati del PdL al Senato, in Sud America,  erano 4: Ugo Di Martino, Antonio Chianello, Mario Galardi e Juan Caselli, quest’ultimo eletto senatore con una valanga di voti. Ma andiamo per gradi.

Prima di tutto, ricordiamo brevemente chi sono e da dove vengono queste persone: Ugo Di Martino è consigliere Cgie per il Venezuela, componente del Comitato di Presidenza del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero per l’America Latina: per lui, alla fine del percorso elettorale, 9,759 voti validi.

Antonio Chianello viene da Brasilia: italiano molto conosciuto e apprezzato in Brasile, è legato all’Ospedale Italiano di Rio. Durante la campagna elettorale ha ricevuto l’appoggio, fra gli altri, di Edoardo Pacelli, responsabile del Popolo della Libertà in Brasile, nominato qualche mese prima delle elezioni dalla stessa Barbara Contini, responsabile del PdL oltre confine. Chianello ottiene 8,210 preferenze.

Mario Galardi è senz’altro il candidato meno “politico”: manager e consulente per importanti aziende, non è stato mai particolarmente attivo nel campo dell’associazionismo italiano in America meridionale, e questo certamente non lo ha aiutato. Tuttavia, quello di Mario Galardi è un nome che gira sulla stampa dedicata – ma non solo-, sulle agenzie, sui siti internet dell’informazione italiana nel mondo. Si è sempre espresso, attraverso i suoi articoli, a favore degli italiani all’estero, parlando dei loro problemi e delle loro necessità, senza mai dimenticare di dedicare uno sguardo attento anche a tutto ciò che riguarda la politica italiana, quella nazionale: questo suo comunicare con i lettori lo ha molto avvantaggiato. Se pensiamo che Mario è partito in grande ritardo rispetto agli altri, perché la sua candidatura è stata confermata da via dell’Umiltà molto tardi, 7,897 preferenze non sono poche.

Juan Caselli, l’ultimo dei 4 candidati, colui che ce l’ha fatta ad entrare in parlamento, è forse il personaggio più “discusso”, diciamo così. Con ben 50,316 voti validi, dico 50mila e passa voti, è riuscito a fare fuori – non letteralmente, per carità – Luigi Pallaro, el senador diventato tristemente famoso in Italia per il suo atteggiamento da “ballerino”: un po’ di qua, un po’ di là, a seconda di come gli conveniva. Un po’ stile Mastella, per intenderci.

Guardando più a fondo, e scrutando fra i voti di preferenza città per città, viene subito da fare un’osservazione: Mario Galardi è risultato secondo in tutte le nazioni. Il fatto poi che, nel risultato finale, gli altri lo abbiano superato (seppur di poco, a parte Caselli che è un caso eccezionale) é dipeso dalla sua relativa debolezza proprio in Venezuela, il Paese dove risiede. E’ che, come dicevamo prima, Galardi non ha mai fatto politica, e anche poca vita di associazioni. E se solo avesse avuto un po’ più di tempo per preparare al meglio la sua campagna elettorale, il suo risultato, ne siamo certi, sarebbe stato ben diverso.

Leggendo i verbali, si può anche notare che gli altri candidati, fuori dal loro Paese di residenza, hanno raccolto veramente poco. Questo vale un po’ in tutto il mondo (noi abbiamo letto i verbali di tutte le ripartizioni elettorali estere): i voti più forti si prendono nella propria città di preferenza, come è ovvio, e più ci si allontana da lì, più i voti scendono. E in effetti essere candidato all’estero, soprattutto con il sistema delle preferenze di mezzo, non è affatto facile: come viaggiare per tutto il continente, come poter incontrare tutte le collettività italiane residenti? Fare questo è un’utopia: allora ci si concentra su alcune zone in particolare, quelle più “strategiche”, per così dire, dal punto di vista dei voti; quelle dove la collettività italiana è maggiore, perché pescare in un mare dove si trovano pesci in abbondanza dà più probabilità di successo.

I connazionali all’estero come pesci? Che paragone, accidenti. Non voluto, certamente; ma vero è che spesso i connazionali, proprio come i pesci, abboccano e come. Credono alle promesse elettorali più incredibili, e poi, d’un tratto, senza rendersene quasi conto, si ritrovano – per continuare con il paragone ittico – fritti in padella.

Ma andiamo avanti. Per capire bene ciò di cui stavamo parlando prima, cioè che – almeno in questo caso – ognuno è profeta solo in patria, basta leggere il risultato ottenuto da Caselli a Buenos Aires, la sua città, e confrontare quello ottenuto a Caracas, dove invece vive Galardi.

Il senatore eletto a Buenos Aires ha preso 20, 216 voti validi; a Caracas ne ha presi solo 808. Galardi, invece, a Caracas, nella sua città, ne ha presi più del doppio rispetto a Caselli: 1,970. E a Buenos Aires? Per lui “solo” 1,125 voti. Ma gli altri “concorrenti” ne han preso molti meno: 375 voti per Chianello, 310 per Di Martino. Di Martino che è stato fortissimo invece a Caracas, con ben 7,329.

Chianello, da parte sua, arrivando dal Brasile, il forte dei voti li ha presi proprio lì: a Brasilia 85 voti. Pochi? Beh, se pensate che gli altri candidati ne han presi 8 (Galardi 9) allora capite che gli 85 di Chianello valgono molto di più. A Porto Alegre il candidato appoggiato da Pacelli ne ha presi 238 (gli altri, una media di 30 ciascuno), a Rio De Jainero 1,077 (50 voti, in media, per i suoi colleghi del PdL).

Insomma, le elezioni all’estero sono ormai trascorse, ma rileggendo i verbali ufficiali dell’ufficio centrale per la circoscrizione estero presso la corte di appello di Roma, sembra quasi di riviverle; soprattutto, è divertente – e utile – fare analisi, confronti, guardare oltre il risultato e cercare di dare a questo delle spiegazioni. Qui ci abbiamo provato, in maniera più semplice possibile. Ci sarebbe probabilmente tanto altro da dire, ed eventualmente lo faremo: oggi, però, ci auguriamo che chi ci legge si sia fatto un'idea più chiara sul confronto elettorale in America Latina, fra i candidati di una stessa forza politica, quella del PdL in questo caso. La settimana prossima proveremo a fare le stesse analisi, parlando invece della ripartizione Europa.

Ricky Filosa – Italia chiama Italia

ricky@italiachiamaitalia.com


















































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