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Home / Italiani all' estero / E Badaloni cancellò anche Italia Cult – di Silvana Mangione
Thu, 03 Jul 2008 07:19:00

E Badaloni cancellò anche Italia Cult – di Silvana Mangione


Piero Badaloni, direttore di Rai International


“Cancellato il programma, tout court. Cancellato il suo ideatore e animatore”

di Silvana Mangione



Esiste da gennaio 2008, ha fatto 22 trasmissioni. Ha collaborato con 45 Istituti Italiani di Cultura nel Mondo, vale a dire praticamente la metà di queste rappresentanze dell’arte italiana in tutte le sue forme, situate nelle più importanti città del mondo. Ha ritratto quindici eventi italiani di risonanza internazionale, dal Salone del Libro al Festival di Ravello, che dura ventisette giorni ed è il festival musicale più lungo d’Europa, dalle grandi mostre del quattrocento a quelle dell’arte contemporanea. Ha registrato interviste, fra gli altri, con Umberto Eco e Bonito Oliva. Ha presentato agli italiani fuori d’Italia le Direzioni Generali del Ministero degli Affari Esteri che più da vicino si occupano di interessi culturali e sociali delle nostre collettività: la Cooperazione Economica e Finanziaria Multilaterale; la Promozione e Cooperazione Culturale; gli Italiani all’Estero e Politiche Migratorie. È stata citata come “elemento centrale” della Convenzione conclusa tra il MAE e la RAI e firmata dal Ministro Gherardo La Francesca della DGPCC per il Ministero e da Pierluigi Malesani, responsabile delle relazioni istituzionali della RAI soltanto tre settimane fa. Si chiamava Italia Cult.

 Avete notato l’uso del tempo imperfetto, cioè “non perfetto, non compiuto” che, secondo la grammatica di Alfredo Panzini “indica un passato, vicino o lontano, non importa: ma con l’idea di una certa durata o abitudine”. Abitudine, appunto, vale a dire quella degli italiani che guardano assiduamente RAI International e ad Italia Cult si abbeveravano, perché portava loro immagini sia dell’Italia creatrice di bellezza nel passato, che dell’Italia produttrice di bellezza nel presente. In quest’ultima chiave, Italia Cult aveva dedicato due puntate al design, una delle quali registrata a New York. Di solito, una rete televisiva che ha a disposizione uno strumento come questo se lo tiene caro, non vi pare? Ebbene, in questo caso non è vero. Italia Cult è stata cancellata. Cancellata la trasmissione del 5 luglio, che avrebbe ripreso l’apertura al pubblico della collezione di arte moderna della Farnesina. Cancellata la trasmissione in diretta della videoconferenza fra tutti gli Istituti Italiani di Cultura in America Latina, fissata per il 9 luglio. Cancellato lo studio installato dentro il Ministero degli Esteri, a costi condivisi fra MAE e RAI. Uno studio che si avvaleva, per abbattere le spese, anche di Second Life, la realtà virtuale che consente di adoperare e proiettare scenari, che non esistono, nella realtà dello studio televisivo da cui si trasmette.

Cancellato il programma, tout court. Cancellato il suo ideatore e animatore. Le ragioni non possono essere quelle dei costi, perché – a quanto ci è stato detto – Italia Cult costava mediamente € 5.000 l’ora contro gli oltre 12.000 euro l’ora degli altri programmi di RAI International. E allora, perché? Per riproporre a settembre una versione rimaneggiata della stessa cosa? Magari con un conduttore il cui nome coincide con quello del Direttore di RAI International? Ma voci di corridoio, che stanno acquisendo i decibel del clamore vero e proprio, gridano che entro settembre – in virtù dello spoil system di pertinenza dei vincitori delle consultazioni politiche nelle democrazie occidentali – il direttore cambierà. E allora? Insieme a moltissimi altri, vorrei capire perché. Perché distruggere uno dei pochi fiori all’occhiello della rete per gli Italiani all’estero? La rete che dovrebbe – in una programmazione che si rispetti – diventare il braccio internazionale della RAI, appetibile anche agli italofili che non parlano necessariamente l’italiano e non sono necessariamente interessati a vedere Sportello Italia, ma Italia Cult sì. Italia Cult la vogliono vedere perché racconta l’Italia vibrante di idee, di creatività, di innata capacità di gestione della bellezza, che gli altri popoli tentano di imitare ma non ci riescono e che – quindi – gli altri popoli ci invidiano, ma sono costretti a venire a vedere, a venire a fruire, a venire a trovare da noi, fisicamente o televisivamente parlando. Chi può, per cortesia, faccia qualcosa. E la faccia subito, prima che sia troppo tardi, prima che il danno – davvero grave – diventi irreversibile.

Silvana Mangione – Gente d’Italia/Italia chiama Italia


















































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