Raffaele Fantetti è colui che per primo ha puntato il dito contro Nicola Di Girolamo e contro la sua “ineleggibilità”. Anche lui candidato al Senato in Europa per il Popolo della Libertà, primo dei non eletti, occuperebbe il seggio di Di Girolamo se questi, come già pensano in molti, dovesse uscire dal Parlamento, una volta accertato che per lui non esistevano le condizioni per essere candidato all’estero, non avendo mai preso la residenza oltre confine.
Fantetti in questo periodo aspetta che sia fatta chiarezza, e intanto continua a fare il suo lavoro, come avvocato e come consulente nel commercio estero internazionale per grandi aziende.
“Sono appena tornato dalla Turchia - ci racconta - dopo essere stato in Grecia e in Russia, dove ho fatto il mio lavoro di accompagnamento di delegazioni commerciali; resto comunque in fiduciosa attesa dell’esame del merito del mio ricorso, perché ricordiamoci che è stata solo decisa l’autorizzazione a non procedere, così come chiesto dal gip, agli arresti domiciliari per Di Girolamo, ma l’esame del merito del mio ricorso ancora deve venire. Di Girolamo aveva tempo fino a oggi o domani (ieri per chi legge, ndr) per depositare la sua memoria difensiva. Poi ci sarà una istruttoria - che immagino sarà breve, visto che già ci sono state due audizioni in merito - e una audizione pubblica; quindi, la Giunta deciderà nel merito del ricorso".
"Finora - spiega Fantetti - nessuno ha deciso se lui, non essendo residente all’estero, non era eleggibile, e quindi non si è fatta una verifica dei poteri. C’è stata solo la decisione, su richiesta della procura di Roma, riguardo le misure cautelari che erano state richieste nell’ambito dell’indagine penale e parallela. Ma la cosa va senz’altro avanti. Aspettiamo. Segnalo, nel frattempo, che va avanti il procedimento penale nei confronti di Di Girolamo, e va avanti in automatico, a prescindere che siano stati evitati gli arresti domiciliari. Ci sarà una udienza, la prima in autunno, e lui dovrà rispondere di tutte le ipotesi di reato per le quali è accusato”.
Alla fine di tutto, secondo lei, quale conclusione dobbiamo aspettarci?
Per quanto riguarda il mio ricorso come primo dei non eletti, avvocato o meno, avendo sustanziato il ricorso con delle evidenze documentali, con prove basate su documentazione originale, tra l’altro quella ottenuta in Belgio rilevata dalla locale municipalità, ho piena fiducia che sarà riconosciuta l’ineleggibilità di Di Girolamo, perché non residente all’estero. Sulla tempistica non saprei, ma sul merito non avrei fatto ricorso se non fossi stato convinto fin dall’inizio della sua giustezza.
Un problema più morale e politico, che altro?
C’è un problema politico nel vedere un rappresentante istituzionale eletto senza che ne avesse i requisiti; morale nei confronti di tutto il corpo elettorale, di tutti gli italiani residenti all’estero e in particolare di quelli d’Europa. C’è anche un problema legale, legato proprio ai requisiti stabiliti dalla legge per potersi candidare all’estero, che per Di Girolamo non esistevano.
Il caso Di Girolamo è entrato, a un certo punto, anche nel tritacarne della politica nazionale. Dopo la decisione della Giunta guidata da Follini, Di Pietro ha fatto tanto rumore…
Ero fuori per lavoro. Ero in Russia e non ho seguito direttamente, ma sono stato informato. Non vorrei si confondessero i due piani: il piano della opportunità per quanto riguarda la Giunta del Senato ad autorizzare gli arresti richiesti in maniera precauzionale da un gip nell’ambito delle indagine penale che è agli inizi, rispetto alla valutazione del merito del ricorso che ancora non c’è stata. Nell’ambito di un commento del genere, va spiegata la fattispecie, che non era legittimare o meno i requisiti di eleggibilità di Di Girolamo, ma concedere o no gli arresti. E la Giunta ha ritenuto di non dover concedere l’autorizzazione. Ma non ha ancora deciso sul ricorso.
Rispetto al fatto che la Giunta abbia detto no agli arresti di Di Girolamo, potremmo dire che la Casta si difende?
È esagerato.
Quindi Di Pietro ha strumentalizzato un po’ la cosa, diciamo?
Strumentalizzato non saprei. Ogni uomo politico che fa dichiarazioni pubbliche fa la sua giusta battaglia. Di Pietro conosce bene certi meccanismi, ma proprio perché li conosce non bisogna, conscientemente o meno, fare di tutta l’erba un fascio. C’è un giudizio che la Giunta dovrà dare, sul fatto di consentire o meno a uno che non è eleggibile di stare in Parlamento. Vedremo che giudizio darà.
Il caso Di Girolamo non rischia di gettare ulteriore fango su tutto ciò che riguarda il voto oltre confine?
Anche qui, non farei di tutta l’erba un fascio. Anche perché non vorrei che gli italiani all’estero, già danneggiati dalla truffa e dall’inganno che ha messo in piedi Di Girolamo, fossero danneggiati due volte, nel senso di vedersi privati del diritto di eleggere dei propri rappresentanti. La colpa, se verrà approvata, e noi riteniamo che sarà così, è di Di Girolamo, che ha dichiarato falsamente e ripetutamente una serie di cose, ingannando gli italiani all’estero. La colpa non è nemmeno di quelli che l’hanno candidato, perché anche loro sono stati ingannati. Non direi quindi che il voto degli italiani all’estero è falso: sono false le sue dichiarazioni, ed è un inganno quello che lui ha portato avanti nei confronti di tutti i suoi interlocutori.
Nell’ordinanza del gip abbiamo letto anche altri nomi conosciuti, fra gli altri, per esempio, quelli di Ferretti e Andrini…
Su questo bisogna essere precisi: io l’ordinanza l’ho letta come tutti voi, ed effettivamente ho trovato quei nomi, come quelli di altri. Però insisto sul concetto che la responsabilità penale, la commissione di reati, è personale. Quindi finchè non è provato altrimenti, cose specifiche che riguardano fattispecie di reato ad hoc, la posizione di quelli che stavano intorno a Di Girolamo, è diversa dalla sua. A me interessa il fatto che Di Girolamo non abbia avuto i requisiti di eleggibilità; tutto quello che riguarda gli altri signori non mi interessa. Chi ha dichiarato il falso è Di Girolamo.
Se la carica di Di Girolamo dovesse decadere, come in molti pensano, lei prenderà il suo posto in Senato. Si sente pronto?
Vedremo. Io vivo facendo il mio lavoro. Ho sempre fatto questo e nel mio ambiente mi conoscono per questo. Non sono un politico, non è un lavoro che ho fatto finora. Spero mi sarà data l’occasione di farlo degnamente. Ci sono tante cose di cui abbiamo parlato in campagna elettorale, e andare in Parlamento è un grosso impegno. In ogni caso, uno che va in giro a proporsi e ottiene fiducia, deve essere pronto e preparato a farlo. Io ci spero, sarebbe un sogno, e se dovesse essere così lo vedrò come un impegno in cui darò il massimo di me stesso. Certamente, una presenza all’interno del Senato in collegamento stretto con quello che i nostri colleghi stanno facendo alla Camera dovrebbe servire a tirare fuori dalla pattuglia degli italiani eletti all’estero qualcosa di più concreto.
A quando, quindi, con le prossime novità sul caso Di Girolamo?
Aspettiamo la data in cui la Giunta per le elezioni di Follini esaminerà il merito del mio ricorso. Dovrebbe essere a breve.
Ricky Filosa – Gente d’Italia/Italia chiama Italia
ricky@italiachiamaitalia.com