Ottawa – Da un po’ di tempo leggiamo sulle agenzie di stampa dell’importanza che i giovani rappresentano per la sopravvivenza della nostra lingua e cultura nel mondo.
Con soddisfazione abbiamo pure appreso che si terra’ a Roma, a dicembre, una conferenza dei giovani che dovrebbero giungere da ogni parte del mondo in rappresentanza delle nostre numerose comunita’. Tutti questi sforzi per mettere in risalto l’importanza che essi rivestono nelle comunita’ italiane all’estero, secondo il nostro parere e quello di moltissimi altri, arrivano, purtroppo, in ritardo.
Non e’ un mistero, almeno nel Nord America, nel Canada in particolare, che i nostri figli purtroppo li abbiamo persi, per quanto riguarda la loro appartenenza alla cultura ed alle tradizioni dei loro genitori.
In Canada, come negli U.S.A., esistono miriadi di associazioni a carattere regionale o paesano che dagli anni sessanta in poi si son date da fare per mantenere i legami con i costumi e le tradizioni della madre patria. Ogni anno, ovunque nelle citta’ dove esistono forti concentrazioni di italiani, si tengono centinaia di feste e di celebrazioni di santi patroni e di riccorrenze varie alle quali hanno partecipato e continuano a partecipare centinaia o migliaia di italiani che qui vivono. Ma queste riccorrenze ed occasioni varie chi vedono riunite? Purtroppo solamente gente di una certa eta’, anziani soprattutto; coloro cioe’ che comunemente si dice: la prima generazione, ossia gli italiani che arrivarono in gran numero negli anni cinquanta o sessanta.
Ed i giovani, cioe’ i figli di questa prima generazione, vi intervengono? Purtoppo l’amara risposta è che essi, salvo in alcune occasioni, non si fan quasi mai vedere e piu’ passano gli anni, piu’ rara si fa la loro presenza.
Le ragioni di questo assenteismo vanno ricercate soprattutto nella mancanza quasi assoluta della preoccupazione di moltissimi dirigenti di tali associazioni a cercare di capire, e soprattutto di mettere in atto, programmi o iniziative tendenti a captare l’interesse dei giovani i quali, e’ ben risaputo, hanno idee, gusti e motivazioni diverse da quelle degli anziani. Eppure i nostri figli, nella stragrande maggioranza, grazie ai sacrifici dei loro genitori, si son laureati ed occupano posizioni, nella vita economica e sociale del Nord America, di prestigio. Moltissimi di loro dirigono grandi imprese, sono professionisti rispettati o occupano alte cariche politiche; tutta gente che ha idee, professionalita’ e grandi capacita’ organizzative ma che, purtroppo, queste doti le usa solamente sul lavoro e nella vita privata, ma non le mette al servizio delle comunita’, come invece ci si sarebbe dovuto aspettare.
Quando ero un ragazzino, la cosa che mi dava particolarmente fastidio era una frase che mio nonno o i miei zii ripetevano con frequenza: “Stai zitto tu! Sei ancora troppo giovane per capire certe cose”. In un certo qual modo questa mentalita’ del vecchio che sa tutto e del bambino che non capisce nulla, si e’ ritrovata anche in seno alle nostre associazioni, dove i vari dirigenti spesso e volentieri hanno esercitato un tale paternalismo, e non hanno saputo dare spazio alle esigenze ed alle giuste pretese dei giovani che, inizialmente, intervenivano numerosi ed entusiasti e la sola cosa che chiedevano era un minimo di spazio e di responsabilita’.
Eppure i nostri giovani certi legami non li han completamente sciolti, basta vedere cosa succede quando l‘Italia vince i campionati mondiali di calcio: a migliaia invadono le nostre strade, rivestiti dei colori della nostra bandiera e fa male il sentire certi commenti dei vari dirigenti delle nostre associzioni: “ Ma da dove saltano fuori tutti questi giovani italiani? E perche’ li vediamo solo ora e non nelle nostre assemblee?”.
Siamo stati campioni del mondo nel 1982 ed i giovani anche allora si fecero vedere e sentire con il loro entusiasmo, ed anche allora ricordo,come nel 2006, i soliti dirigenti ripeterono quelle frasi. E loro cosa han fatto per mantenere viva ed accesa quella meravigliosa presenza? Proprio un bel niente o quasi nulla in modo che l’esodo dei giovani dalle nostre associazioni si e’ accentuato spaventosamente. Ecco perche’, purtroppo, e’ convinzione comune che i nostri giovani non partecipano piu’ alle nostre attivita’ associative e si stan sempre piu’ allontando dai nostri usi, costumi e dalla nostra amata lingua italiana. In parole povere: li abbiamo persi!
Luciano Gonella – Italia chiama Italia