E' lento il discendere della pioggia
sulle rocce di carne scarnifica
con l' aiuto del tempo cancella e sommerge
si innalzano tappeti folti
parole discese a mo di foglie
inutilmente si ascoltano i venti amici
nulla spezza ciò che autarchici incateniamo
il mondo creato invaghisce i sensi
e da noi parte creazione e dissesto
vagando nell' oscura luce dei nostri pensieri troviamo
uno spiraglio lontano e debole con gli occhi scorgiamo
ed attirati da fulgida ingordigia ricordiamo
la cupidigia del rincorrere e dell' essere rincorsi
l'enfasi stupita del creare insieme
quel tempo in cui eravamo creatori e creati
ed ora siamo albero solitario nel deserto di un'emozione
con l' unico sostentamento per le nostre radici date dal pianto
eppur quel sole tiepido scalda e ricorda
è tempo che si risorga
venuto è il momento di abbandonare le catene strette a noi per mezzo delle nostre dita
e prima lentamente poi ansimante correre avverso quella luce
una fievole luce può esser grande sentiero
se non destinazione può esser traccia
che ci riporti fuori ad inseguire la nuova Alba
di Vic Sarcina - Italia chiama Italia