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Home / Poesia / L'albero d'oro di Leuconoe - di Elisabetta Bianco
Wed, 13 Feb 2008 08:22:00

L'albero d'oro di Leuconoe - di Elisabetta Bianco




"Tu non chiedere - non è concesso sapere – quale fine a me e quale fine a te - gli Dèi abbiano concesso, o Leuconoe"




Cammino per la strada, affrettandomi per prendere l´autobus. Il cielo é coperto, qualche goccia d´acqua si fa sentire nella fresca brezza del mattino. Pochi i passanti, quasi nessuno, é sabato; pochi anche quelli che lavorano il primo giorno del fine settimana. Ieri la strada farneticava, gli automobilisti accaldati cercavano di raggiungere il loro destino, ascoltando durante le lunghe soste del traffico le ultime tragiche notizie della giornata.

A passi stretti mi avvio e comincio a trovarmi su un bel tappeto di fiori gialli, alcuni pestati da chi era passato prima di me.  Alzo gli occhi, un albero secco, completamente arso come da un rogo, ma con dei bellissimi fiori giallo oro che spuntano all´alba, lassú sul ramo piú alto.  É il miracolo del tropico: un fiore decisamente vivo su un albero che deve essiccarsi per farlo sbocciare. E illumina la mente in un mattino che si annuncia grigio. Ma l´attimo di luce dura poco.

Piú avanti qualcuno corre, fugge. Poi un altro che gli va dietro. Piú in là la donna pallida e assorta nel suo vestito marrone, le braccia al petto, stringendo il portafoglio, incerta se attraversare la strada per raggiungere lo stradone dove fruttivendoli e verdurai stanno sistemando cesti di rape, lattughe gocciolanti, cassette di  pesche vellutate e scatole di morbide fragole, tra girasoli e felci in vendita un banco piú in la. Il mercato sarebbe rimasto lì per tutta la mattinata, ma ormai la donna non aveva piú i soldi. Osservo la scena, ascolto i commenti di quelli che la soccorrono, stringo a me la borsa e i libri, guardo e passo. Passo. E giungo sullo spiazzale, mi siedo sulla panchina e aspetto.

É presto, posso rimanere qualche minuto. Le immagini si susseguono davanti ai miei occhi:  la donna, l´albero fiorito questa mattina all´alba, le cose da fare, le notizie di ieri.  La mia mente divaga, ma gli occhi fissano una vetrina dirimpetto. Forse un negozio nuovo, di quelli che durano poco, qualcuno che vuole investire ma poi non ce la fa, perché nessuno compra. Le vetrine sono ancora protette da un foglio bianco di carta,  sembra stampato e di color viola. Mi incuriosisce, sembrano arabeschi. Mi avvicino, vedo in bella scrittura e a lettere uniformi e, tra le sbarre dell´inferriata leggo dei versi, versi del poeta Orazio:

Tu non chiedere - non è concesso sapere –

quale fine a me e quale fine a te
gli Dèi abbiano concesso, o Leuconoe, e non
consultare i calcoli babilonesi.
è meglio patire ciò che sarà.
sia che Giove ci attribuirà molti inverni
O che questo sia l'ultimo,
il quale fa infrangere le onde del mar Tirreno
sulle opposte scogliere,
tu sii saggia e versa il vino e recidi
ogni lunga speranza che oltrepassi
il breve spazio del tempo immediato.
Mentre parliamo esso è già fuggito.
Cogli l'attimo, credendo il meno possibile nel domani »

Sono stupita, quasi senza fiato. Forse un pó stordita. Cerco di imbastire i pezzi, ma mi perdo nel labirinto di questa realtá bizzarra. Intanto si fa l´ora. Salgo in macchina, chiudo la portiera e accendo la radio: ieri Exxon Mobil ha congelato dodici miliardi di dollari a PDVSA (l´ente petrolifero statale)... lenta ma sicura sará la liberazione degli ostaggi in mano alla Farc, il Presidente..., tragica morte di un uomo che..., il prezzo di....non é concesso sapere, Giove ci attribuirá molti inverni, fiori gialli calpestati, Leuconoe, il breve spazio immediato, credendo il meno possibile nel domani... la donna, il borseggiatore, l´albero,  i banchi del mercato, le gocce di rugiada, le onde che si infrangono nei mari della mente, Leuconoe. Il semaforo é  verde. Avanti.


Elisabetta Bianco - Italia chiama Italia


















































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