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Wed, 21 Feb 2007 17:21:00

Soldi, politica e informazione - di Ricky Filosa




"CHI HA ORECCHIE PER INTENDERE, INTENDA"




Quanto lavoro, ragazzi! Portare avanti un giornale non è mica facile! Anche volendo mettere da parte tutti i sacrifici e i salti mortali  che è costretto a fare soprattutto chi lavora per e nell'  informazione dedicata agli italiani del mondo, un giornale - un quotidiano soprattutto, come lo è L'Italiano - richiede molti altri sforzi, a cominciare dalla risorse umane.
 
Trovare dei giornalisti disposti a scrivere in maniera gratuita, è difficilissimo: in realtà - forse questo sorprenderà qualcuno - anche chi scrive per mestiere, si nutre, si veste, ogni tanto esce la sera oppure vuole fare un regalo alla propria donna: insomma, anche noi che ogni giorno riempiamo di notizie e commenti le pagine dei periodici per cui lavoriamo, nella nostra vita quotidiana dobbiamo scontrarci con le necessità che solo il vile denaro può risolvere, e talvolta - potendo - dobbiamo arrivare a mettere via qualcosa per il futuro, dato che per noi giovani la pensione è un sogno (apro una parentesi per consigliare a tutti coloro che sono della mia generazione di cominciare a pagare una pensione integrativa, se non vogliono vedersi sputare addosso dallo Stato - fra 30 o 40 anni - salute permettendo- quattro spiccioli per il caffè ).
 
Scrivere di politica e di attualità, richiede un aggiornamento costante;  allo stesso tempo, lavorare in questo ambito è certamente una continua formazione, una continua crescita, non si smette mai di imparare dai maestri che ti stanno vicino e ti accompagnano in questa avventura (bisogna essere fortunati, però, ed avere come maestri persone che sappiano interpretare la tua intelligenza, e che con piacere ed amore ti trasmettano il loro sapere, la loro conoscenza, i "trucchi del mestiere").
 
I giovani di buona volontà sono tanti, e sono anche preparati, ma non basta: credo infatti che per un ragazzo - o una ragazza -  che non abbia dietro di sè una famiglia dalle spalle solide economicamente, intraprendere questa professione sia certamente più difficile.  Fare il giornalista, almeno all'inizio, non paga: "con il tuo mestiere non si diventa ricchi!", mi faceva notare qualche tempo fa un mio caro amico, che da anni si dedica al mondo dell'associazionismo e della politica. Può avere ragione: i primi tempi è difficilissimo. Molti si stancano e mollano. Forse sono i meno appassionati, i più impazienti, ma possiamo capirli. Altri, quelli che resistono, e trovano soddisfazione nella stima dei lettori,   sono obbligati a   combattere con i conti che non tornano, affitti e bollette da pagare, come tutti, e in più, viaggi di lavoro e spostamenti continui: magari  penne eccezionali, menti riflessive, anime nobili e cuori coraggiosi, che finiscono col mortificare le loro qualità e cercare altre strade.
 
E ancora più difficile è dirigere un giornale, che sia stampato o on-line: gestire gli articoli, programmare il calendario dei pezzi, scegliere la corretta impaginazione delle notizie, seguire un filo logico che deve essere presente in ogni numero del periodico: non è semplice.
 
Tutto questo, cari amici, per dire: vogliamo dare a Cesare quel che è di Cesare? Lo Stato italiano vuole essere vicino ai propri connazionali, fornendo a chi fa della buona informazione i mezzi adeguati non dico per diventare miliardari, ma almeno per sopravvivere in questa giungla di burocrazia che rende tutto più difficile, pieno di ostacoli?
 
Ho già chiesto al Viceministro Franco Danieli - proprio dalle pagine de L'Italiano - più attenzione nei riguardi dell'informazione degli italiani sparsi in tutto il globo: si cominci a classificare le varie testate, e si decida - in base a criteri ben stabiliti, e non a pioggia -  di  finanziare i progetti più interessanti, più innovativi, più aperti alle opinioni di tutti gli italiani residenti all'estero, più vicini all'opinione pubblica, mantenendo sempre un equilibrato pluralismo.
 
Ci costa molto occupare spazio del giornale per parlare di argomenti che non avremmo mai voluto toccare: sappiamo che oggi siamo tutti nella stessa barca e fior di laureati e ricercatori qualificati tirano avanti miracolosamente in attesa di cambiamenti significativi. E la nostra linea editoriale è caratterizzata dall' ascolto e dall'impegno per gli altri: si può intuire perciò, con quale spirito ci siamo risolti ad affrontare un tema che, dati i tempi, può sembrare a qualcuno, e a noi per primi, stonato o, come si dice, fuori le righe.
Tant 'è che vogliamo tranquillizzare subito i nostri lettori: per sensibilizzare i politici ai problemi dell'informazione, abbiamo aperto una  parentesi " personale" , uscendo  per un momento da quello che è il nostro seminato, ma non intendiamo annoiarvi oltre: chi ha orecchie per intendere avrà inteso. 
 

Ricky Filosa - L'Italiano


















































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