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Tue, 03 Apr 2007 01:41:00

PIU' GIOVANI IN POLITICA- di Ricky Filosa




"Ragazzi, siate presenti, fatevi vedere, parlate, dite ciò che pensate sempre senza paura: sarete apprezzati"




 
Ho preso in giro mio padre fino a pochi anni fa: "perchè perdi tempo con il Comites, che non porta da nessuna parte!? Non vedi che nessuno fa niente?". Lui si occupava di politica - l'ha fatto tutta la vita - e di associazionismo, mentre io pensavo a gestire l'attività: le bollette si pagano con i soldi del lavoro, ed io - giovane - pensavo ad accumulare, lavorando. Lui mi diceva "è importante fare del bene per la comunità, dobbiamo essere vicini agli italiani più deboli"; io continuavo a sgobbare.
 
Fin da bambino, seguivo mio padre ai congressi socialisti: mi affascinavano, anche se non capivo la differenza fra il Psi, il Pci, e tutte quelle sigle. Mi piaceva perchè tutti mi trattavano come un principino, e lui mi presentava a tutti con orgoglio  "questo è mio figlio, questo è Riccardo, è un leone" (avevo appena 8 o 9 anni). Mi sentivo coccolato, e al centro dell'attenzione: mi andava benissimo. Poi i pranzi con i colleghi di partito, tutti uomini, a discutere di politica fra un piatto di spaghetti, un bicchiere di vino rosso e fumo di sigaretta. Mi sentivo importante pure io, a stare lì con loro, pur essendo solo un moccioso. Quell'aria di cameratismo, mi faceva sentire bene, protetto.
 
Crescendo, ho incominciato ad avvicinarmi alla politica quando a Milano è nata la Lega Nord: io, figlio di due genitori calabresi - che comunque hanno sempre vissuto a Milano e che di terrone, con tutto il rispetto, non hanno niente - ho portato avanti i concetti della Lega fino a quando Berluconi è entrato in politica: allora non ci ho pensato due volte a seguirlo e a fare il tifo per lui. 
 
Una volta partito per la Repubblica Dominicana, una volta diventato ufficialmente uno dei tanti milioni di italiani all'estero (regolarmente iscritto all'A.I.R.E.)  non ho più avuto contatti politici - non aveva più senso, visto che mi trovavo dall'altra parte del mondo - e mi sono dedicato solo al lavoro. Tuttavia, le lamentele degli amici italiani residenti sull'isola caraibica arrivavano alle mie orecchie: si lamentavano del fatto che Ambasciata, Consolato, e Associazioni non facessero assolutamente nulla. Personalmente, non sapevo come rispondere: "vi capisco, ma io non mi occupo di queste cose. Devo pensare a mandare avanti la baracca". Ma le voci , da una , da due, divennero molte, molte di più. Difficile ignorarle, difficile non sentirsi in qualche modo - ormai - coinvolto.  Non so perchè la gente venisse a lamentarsi proprio da me: forse speravano che in qualche modo io riferissi a mio padre, uomo rispettato e visto bene da tutti; forse non avendo il coraggio o l'ardire di parlare direttamente con lui - che ai loro occhi probabilmente era inavvicinabile - preferivano rivolgersi a me.
 
Ad un certo punto, stanco di tutto questo "dolce far niente" da parte delle istituzioni italiane locali e non solo, incominciai a scrivere. Per l'esattezza, sul Corriere dei Caraibi, sito on-line d'informazione diretto da Giovanni Garibaldi. Da allora, non ho mai smesso. Il resto, ve lo potete immaginare.
 
Perchè dico questo? Ci sono tanti giovani oggi che sono lontani dalla politica e dalle associazioni: pensano - giustamente - a fare soldi, pensano al lavoro, a cose più concrete. Attenzione però: i giovani sono gli adulti di domani. Non possiamo permettere che si allontanino così tanto dal sociale, non dobbiamo fare l'errore di non coinvolgerli, perchè alla fine tutto ciò che si sta facendo, non avrebbe senso. Tutto si trasformerebbe in una pianta secca, atrofizzata.
 
Capisco benissimo quei giovani che non sanno cosa sia un Comites, che non si sono mai interessati ai problemi della loro comunità, che pensano a lavorare per crescere e costruire. Personalmente, ho trovato il modo di costruire, stando nella politica, e avendo sempre l'opportunità di fare conoscere il mio pensiero, di essere vicino agli italiani tutti: Italia chiama Italia, portale che ho fondato e che dirigo, è una vera e propria impresa, con i suoi costi, le spese, le entrate, il personale da gestire, il magazzino da riempire (notizie invece di prodotti). Non dico di arrivare a questo, ma ai ragazzi di oggi che - come me - rappresentano la generazione di domani, mi rivolgo dicendo: non lasciate che altri si occupino di voi, agite dall'interno. Anche se non avete ogni giorno del tempo da dedicare alla politica e alla vostra comunità, fatelo una volta alla settimana, una volta ogni 15 giorni. Siate presenti, fatevi vedere, parlate, dite ciò che pensate sempre senza paura: sarete apprezzati.
 
E se vogliamo davvero raggiungere i giovani, dobbiamo cambiare il nostro linguaggio, perchè spesso è pesante, complicato, pieno di termini tecnici e paroloni difficili: dobbiamo svecchiare il sistema. Non è giusto che i ragazzi stiano lontani dalla politica, perchè tutto è politica. Loro nemmeno lo sanno: diamoci da fare per farglielo capire.
 

Ricky Filosa - L'Italiano/Italia chiama Italia
ricky@italiachiamaitalia.com


















































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