Cosa si può fare di fronte all'odio, all'intolleranza e al razzismo, se non reagire in qualche modo, usando le parole come armi, ma anche disposti a tirare pugni e calci? Cosa si può fare davanti alla fame del mondo, un problema che sembra essere destinato ad affliggere miliardi di persone per l'eternità? Come combattere l'ingiustizia, la disonestà, l'ipocrisia, la violenza di una società che è ormai attratta solo da soldi e potere, da sesso e droga, dal successo e dalla fama?
Su queste questioni l'uomo si interroga fin dai tempi di Socrate, Platone ed Aristotele: il mondo è sempre soltanto peggiorato. Tanto tempo speso a pensare, cercando di trovare le ragioni e le soluzioni, ma alla fine tutto si riduce sempre e solo a disquisizioni filosofiche. Ma - per dirla con Simone Cristicchi, moderno cantastorie - la vita non è dentro un libro di filosofia. La vita è qui, in ogni giorno che viviamo, nei nostri dolori e nei nostri momenti felici; la vita è nell'abbraccio di mia madre, nelle bestemmie di mio padre, nei baci della donna che ho accanto. Nel lavoro, nei giorni trascorsi a cazzeggiare con gli amici, in una partita a scopa con mio zio nel bar sotto casa.
Il tempo passa ma noi non ce ne accorgiamo: le rughe si disegnano lentamente sul nostro viso, e non da un giorno all'altro. I problemi del mondo non cambiano: il mondo è malato da migliaia di anni, e le persone che davvero potrebbero curarlo non fanno nulla. Sempre e solo filosofia. Avessi i soldi che ha la Chiesa avrei pensato all'Africa già da un po': se non lo fa il potere temporale, tocca a quello spirituale portare avanti la battaglia. Ma la Chiesa se ne strafotte, sì, se ne fotte: mentre il nostro presente si riempie sempre più di ingiustizie e spazzatura, disegnando così un futuro perverso che vedremo ritorcersi contro noi stessi.
In un sorriso di un bambino ritrovo la serenità di un tempo, quando a certe cose nemmeno ci pensavo: quando mi bastava un pallone e qualche amico per essere felice. Adesso che la parola amico assume tutto un altro significato rispetto quindici o vent'anni fa, ora che non ho fretta di cambiare le corde arrugginite della mia chitarra, mi capita di rimpiangere il tempo passato; mi capita di riflettere come non ho mai fatto prima, come non facevo mai, quindici o vent'anni fa.
Il mondo cresce, si ammala, cresco e mi ammalo anch'io: ho conosciuto la nostalgia fin da ragazzo, ed ora che mi trovo sulla strada per diventare uomo, non ho ancora trovato la cura al sentimento di malinconia. Forse è tutto scritto, forse invece ogni uomo è artefice della sua fortuna: il guaio è che è difficile restare sereni quando si sente parlare sempre degli stessi problemi, ma ci si rende conto che nulla cambia. Cresce il senso d'impotenza, la rabbia piano piano cede spazio alla rassegnazione, la passione e l'entusiasmo vanno a farsi benedire: si diventa una pietra sulla quale l'acqua scorre, e la corrente smussa e leviga la superficie aspra et forte, "che nel pensier rinnova la paura".
Mi ribello a tutto ciò che è convenzione, aborro tutto ciò che ha un secondo fine, mi dà nausea chi non è trasparente fino in fondo, o chi - peggio - ostenta la sua sobrietà. Finisco col rimpiangere i tempi del liceo, ma poi mi rendo immediatamente conto che è solo una sensazione: uscire dal mucchio va bene, distinguersi dagli altri, non confondersi col gregge. Ma se il gregge sono io, se il mucchio siamo noi?
Fin dai tempi di Socrate, Platone ed Aristotele, l'uomo si è posto questi interrogativi: io lo faccio solo da qualche anno, quindici o vent'anni fa non ci pensavo. Ma la vita non è dentro un libro di filosofia...
Ricky Filosa - L'Italiano/Italia chiama Italia
ricky@italiachiamaitalia.com