Italiani all'estero: altre notizie
Germania: altre notizie
A Francoforte é andato in onda l'ennesimo spot contro il Governo. Cinquecento persone, secondo gli organizzatori, hanno fatto da cornice alla riunione del Cgie in cui Micheloni, Carozza, Farina, Garavini hanno ribadito i loro attacchi al governo che starebbe per tagliare i servizi consolari ai nostri connazionali.
Micheloni in particolare si é prodigato in un azzardato ragionamento in cui cercava di dimostrare come l'obiettivo reale del Governo fosse quello di colpire la rete consolare per smantellare le istituzioni degli italiani all'estero.
Sempre Micheloni, davanti ad un compiaciuto Carrozza, ci ha avvertito che dopo le reti consolari sarà la volta del Cgie, dei Comites, degli istituti di cultura, dei Patronati e addirittura si cercherà di eliminare il voto degli italiani all'estero.
Farina ha poi rincarato la dose, spiegando ad un'assonnata platea che il caso Di Girolamo ha gettato un totale discredito all'immagine degli italiani nel mondo.
Laura Garavini, in veste di turista, ci ha deliziato con una esternazione in puro politichese: "Il governo vuole solo smantellare, ma non propone alcuna razionalizzazione". Cosa assolutamente non vera: il governo Berlusconi sta semplicemente portando avanti la razionalizzazione dei consolati che ha iniziato il governo Prodi nella scorsa legislatura. E l'onorevola dovrebbe saperlo, anche se nella scorsa legislatura non era in Parlamento.
Non sono mancati naturalmente i soliti appelli in favore dei giovani, che sarebbero le vittime privilegiate di un Governo che non vorrebbe piu' dare risorse per finanziare istituti di cultura e corsi di lingua. Peccato che a Francoforte di giovani ce n'erano pochini e quei pochi piu' avezzi alla lingua e alla cultura tedesca che a quella dei propri avi.
La cosa che mi ha sorpreso non sta tanto nel carattere assolutamente strumentale della manifestazione, né nella demagogia che l'ha fatta da padrone, ma nell'assenza, una volta di piu', del Pdl e, cosa ancor peggiore, nella solidarietà inviata ai manifestanti dai vertici del Pdl nel mondo.
Che il Pdl nel mondo fosse senza arte né parte lo si sapeva; che ad organigrammi, talvolta - ammettiamolo - riempiti a dispetto di ogni logica, non corrispondesse alcun contenuto politico lo si sapeva; ma quello che nessuno si immaginava é che si potesse fare una simile figuraccia, con il responsabile del dipartimento che solidarizza coi manifestanti e resta a Roma, mentre i rappresentanti del Pdl a Francoforte esprimono il loro doveroso appoggio al Governo.
Eppure il Pdl non era a corto di argomenti, anzi! Perché non ricordare a Farina & company i danni causati dal caso Giacchetta, i soldi dati ai patronati, le distorsioni del voto per corrispondenza? E che dire dell'attitudine delle autorità tedesche davanti alla proposta di trasformare i consolati in agenzie consolari per ridurre i costi? A che serve mantenere in vita arcaiche strutture concepite prima che si creasse la Comunità Europea, a che serve una pletora di consoli con conseguente aggravio per le finanze pubbliche, quando cio' che serve é semplicemente uno sportello gestito da qualche semplice funzionario?
Per quanto riguarda gli istituti di cultura e i corsi di lingua italiana, valgano gli stessi principi invocati dal ministro Calderoli per gli enti italiani; si faccia un monitoraggio dei vari istituti, passando al setaccio tutti i costi in modo da fare un'analisi costi-benefici. Ma soprattutto non ci si dimentichi che i tempi sono cambiati: oggi non siamo più in presenza dell'emigrazione degli anni sessanta.
Oggi gli italiani, almeno quelli che risiedono in Europa, sono perfettamente integrati nei paesi d'adozione. I loro figli in molti casi hanno scelto la cittadinanza dei paesi d'adozione ed hanno legami sempre più deboli con l'Italia.
L'On. Narducci, Pd, puo' anche avere ragione quando dice che le strutture degli italiani all'estero hanno subito tagli proporzionalmente superiori a quelle italiane, ma é anche vero che le bassissime partecipazioni alle consultazioni elettorali che oscillano tra il 6% per le europee, dove non vige il voto per corrispondenza, il 10% per i Comites e il 18% per le politiche, dimostrano che gli italiani all'estero sono poco interessati a queste forme di partecipazione e a questi organismi che sono diventati prerogativa di una ristretta casta di professionisti della politica che difende unicamente i propri interessi.
Andrea Verde - ItaliachiamaItalia