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Italiani all'estero, I problemi degli italiani nel mondo e il lavoro dei Patronati - di Gianfranco Segoloni
Fri, 09 Jul 2010 19:02:00 Italiani all'estero, I problemi degli italiani nel mondo e il lavoro dei Patronati - di Gianfranco Segoloni
In Italia è in atto il tentativo di sopprimere finanziamenti e riconoscimenti ai Patronati che operano all' estero. Mentre in Germania, proprio in questi giorni, le sedi dei Patronati sono prese d' assalto con richieste d' aiuto che non hanno nulla a che fare con le pratiche per la pensione.
di Gianfranco Segoloni*
Italiani all'estero: altre notizie
Germania: altre notizie
Ci saremmo anche stufati non di lavorare, ma di dovere continuamente sentire e leggere da una certa stampa italiana che i Patronati sono inutili e che non servono a nessuno. Un giudizio generico, esteso anche ai COMITES, al CGIE ed ai Consolati, nonostante svolgano altri compiti definiti per legge.
Con sempre più frequenza, l' illustre Sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica non perde l' occasione per affermare che la struttura consolare (fra l’altro in fase di riduzione), non ha alcun bisogno di collaborazione con gli uffici di Patronato all’estero: evidentemente il Sottosegretario non ha mai messo piede in un Consolato. Senza l’attività di informazione e sostegno dei Patronati, le strutture consolari sarebbero travolte!
A sostegno della mia affermazione, vorrei elencare un paio di “problemucci” burocratici che stanno creando disagi particolarmente gravi ai pensionati italiani residenti in Germania.
L’INPS, attraverso il Tesoriere ICBPI di Roma sta inviando ai pensionati che non hanno certificato l’esistenza in vita, una comunicazione con la quale li invita a riscuotere la mensilità di luglio presso gli sportelli della banca Western Union.
Dopo l'editoriale firmato da Ricky Filosa, nel quale il direttore di ItaliachiamaItalia suggeriva al Sen. Sergio De Gregorio di chiudere la Fondazione Italiani nel Mondo in men che non si dica, e agli altri soci-fondatori di uscirne prima possibile, arriva la replica del presidente della Fondazione: "La vorrei rassicurare: non sono scomparso, stia tranquillo, e non saranno i Suoi articoli a farmi arretrare". Filosa: "Questa Fondazione è nata male. Prima si chiude, meglio è. Potrà inventarsi altro, se vorrà. Ma la Fondazione InM, nell'opinione pubblica, soprattutto quella che gira nel mondo degli italiani all'estero, è kaput". | Conseguenze: in questi giorni le nostre sedi di Patronato sono tempestate di telefonate e dalla presenza di connazionali che vengono in ufficio per chiedere dove si trovino filiali della Western Union. I nostri operatori devono, caso per caso, telefonare all’Istituto Centrale delle ICBPI per richiedere, non solo quali siano le banche corrispondenti tedesche più vicine all' indirizzo di residenza del pensionato, ma anche per farsi dare il numero d’identificazione personale del beneficiario, senza il quale non è possibile riscuotere l’importo relativo al mese di luglio.
Per evitare in futuro tale situazione, il pensionato deve trasmettere sia un certificato di esistenza in vita sia le coordinate bancarie personali. Nel caso in cui il connazionale risieda lontano da una struttura consolare deve recarsi presso un comune tedesco e richiedere un certificato di esistenza in vita. Una volta in possesso di questa attestazione, che nel caso venga rilasciata in lingua tedesca deve essere accompagnata da una traduzione giurata in lingua italiana, i pensionati devono spedire la documentazione (meglio per raccomandata) all’Istituto Centrale delle ICBPI.
Posso confermare che le strutture consolari, pur facendo del loro meglio, inviano la quasi totalità degli interessati ai nostri uffici.
Ironia della sorte, tale attività non comporta alcun riconoscimento quale pratica ai sensi delle tabelle ministeriali applicative dell’ultimo decreto sui Patronati.
Un secondo esempio deriva dall’applicazione di una direttiva della Comunità Europea e riguarda l’assistenza malattia per chi si rechi temporaneamente in Italia.
A partire dal 30 aprile una circolare delle casse mutue tedesche invita i connazionali che si rechino in Italia e abbiano necessità di assistenza medica, non potendo più far valere il tesserino in plastica che veniva rilasciato in Germania, a rivolgersi alle competenti autorità sanitarie italiane che dovrebbero a loro volta rilasciare il tesserino di assistenza europea (EHIC).
La difficoltà è che le A.S.L. italiane non sono in grado di rilasciare tale documento bensì consegnano provvisoriamente un documento sostitutivo e, in caso di necessità di trattamento ed eventuali spese sanitarie, apposita certificazione da esibire al rientro in Germania.
Naturalmente anche tutta questa attività d’informazione, che si è potuta raggiungere solo da fonti tedesche, da parte italiana non ha avuto alcuna diffusione sistematica fino alla data odierna.
Quanto sopra, naturalmente, è al di fuori dell’attività riconoscibile ai Patronati.
L’obiezione da parte mia è che se dovessimo registrare tutti i colloqui e le telefonate in aggiunta al lavoro normale, dovremmo rinunciare all’attività istituzionale che ci consente il finanziamento e per la quale non avremmo più tempo.
La competenza e la pazienza degli operatori è quasi illimitata, mentre da parte del Ministero Del Lavoro si è ridotto fortemente il numero di pratiche riconoscibili ai fini statistici. Una scelta perfettamente in linea con il clima di disinteresse nei confronti delle comunità italiane all’estero e delle reti di solidarietà che cercano in ogni maniera di contribuire a ridurre i disagi e le situazioni di difficoltà.
Gianfranco Segoloni* - ItaliachiamaItalia
*Presidente e Coordinatore dell’Associazione ITAL-UIL Germania
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