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Home / Regno Unito / Garavini (PD) al seminario "Cervelli in fuga" a Londra
Tue, 07 Jul 2009 17:47:00

Garavini (PD) al seminario "Cervelli in fuga" a Londra


Laura Garavini, Pd


Dall'estero un'ondata di meritocrazia per l'Università italiana"



“Cosa cambiare per incentivare il rientro e la mobilità dei ricercatori in Italia?” È questo il punto interrogativo dal quale ha preso il via un vivace dibattito tra i partecipanti al seminario “Cervelli in fuga” organizzato dal circolo PD di Londra. C’è consenso sulla diagnosi dei problemi, come ha illustrato l’on. Laura Garavini intervenendo nella discussione: “I mali propri dell’università italiana – baronie, nepotismi e clientelismi – li conosciamo fin troppo bene. Ci vuole ora una svolta radicale, altrimenti l’Italia corre il grave rischio di rimanere sempre più indietro nella ricerca rispetto alle altre nazioni importanti in Europa e nel mondo”.

La ricetta della parlamentare PD eletta dagli italiani all’estero è facilmente riassunta: “Meritocrazia, trasparenza ed internazionalità – sono questi gli ingredienti per rilanciare la ricerca in Italia. Solo se iniziamo a valorizzare di più i nostri talenti, possiamo riuscire a frenare la “fuga dei cervelli” e convincere le nostre menti eccellenti a tornare”. Concretamente, la giovane deputata prima firmataria della proposta di legge PRIME punta sulla creazione di una fondazione che metterà a disposizione borse di ricerca a scienziati con esperienze fuori dall’Italia.

Un apprezzamento unisono per la proposta della Garavini da parte del professor Andrea Biondi del King’s College di Londra e dei relatori al dibattito, Nicola Gardini, professore di letteratura a Oxford e autore del libro “I Baroni”, Fulvio D’Aquisto, professore di immunofarmacologia alla Queen Mary University di Londra, e Simona Milio, direttore associato presso la London School of Economics e candidata per il PD alle Politiche 2008: “L’auspicio è che questa proposta diventi una sorta di virus positivo che contribuisca a modernizzare radicalmente il sistema universitario in Italia che finora ha spinto migliaia di ricercatori italiani a fare carriera all’estero”.


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