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Craxi, quando l’Economist elogiava "l’uomo forte d’Europa"
Thu, 07 Jan 2010 16:01:00 Craxi, quando l’Economist elogiava "l’uomo forte d’Europa"
L’Economist metteva in risalto la politica estera attuata dal governo Craxi
Oggi viene definito “il più screditato politico della moderna storia italiana”, ma a metà degli anni Ottanta di tutt’altro tenore furono i giudizi dell’Economist su Bettino Craxi. Se la proposta del sindaco di Milano, Letizia Moratti, di intestare una via o una piazza centrale di Milano all’ex leader del Psi viene bollata come un “onore vergognoso”, un quarto di secolo fa il settimanale britannico, nel momento della crisi di Sigonella, fregiò l’allora presidente del Consiglio italiano del titolo di “uomo forte d’Europa”. Risalgono soprattutto al principio del 1987, nel momento in cui Craxi stava abbandonando Palazzo Chigi, i più lusinghieri giudizi del settimanale d’Oltremanica. Craxi, scrisse allora l’Economist, “nei suoi tre anni e mezzo in carica ha accelerato la crescita di un’Italia che sembra quest’anno sul punto di superare la Gran Bretagna come quinta economia del mondo capitalista”, ragion per cui il leader socialista aveva ragione ad indignarsi per l’esclusione dell’Italia dal gruppo delle nazioni che contano. “L’Italia ha il diritto di essere trattata come un very important country”, sosteneva il settimanale snocciolando i successi conseguiti da Craxi: “Ha abbattuto l’inflazione dal 16 al 4,5 per cento, solo un po’ al di sopra della media europea. L’indebitamento pubblico, sebbene ancora troppo elevato col suo 13 per cento del prodotto nazionale lordo, è stato perlomeno prevenuto dal crescere ulteriormente sotto la presidenza Craxi. Le conquiste economiche dell'Italia sono rese ancora più vistose dal fatto che sono state basate su progetti di alta qualità, vibrante imprenditorialità ed altre doti necessarie in un paese privo di risorse naturali”.
L’Economist metteva quindi in risalto la politica estera attuata dal governo Craxi. L’Italia, notava il settimanale britannico, “è uno dei più affidabili membri della Nato. Dei cinque paesi europei che hanno accettato di ospitare i Cruise ed i Pershing 2, persuadendo così l’Urss a spostare i suoi SS-20, l’Italia è stato l'unico a farlo senza i palpiti di enormi manifestazioni ‘pacifiste’. Tutto ciò è stato raggiunto senza dare assolutamente l’immagine di comportarsi da tirapiedi degli americani”. Un prestigio internazionale raggiunto grazie a Craxi, rilevava l’Economist, il quale “ha restituito all’Italia un volto riconoscibile e pugnace ai raduni internazionali, prima abituati a vedere la sedia italiana occupata da una varietà d’identici preteschi individui”.
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