Durante la mostra a La Rural gli argentini aspettavano con ansia il giorno in cui Luciano Miguens avrebbe parlato, per vedere cosa avrebbe detto e in che tono.
Sabato 2, il giorno in cui sono stati proclamati i vincitori dell’esibizione, cioè gli animali più belli, il presidente della Rural, l’associazione che riunisce i più grossi produttori agricoli, ha finalmente tenuto il suo discorso. Ha usato un tono conciliante ed ha chiesto semplicemente che il governo prepari e segua una seria politica agraria. Vicino a lui c’erano quasi tutti i leader dell’opposizione.
Circa due ore dopo, come se si trattasse di una partita di pallone o di una competizione, il presidente, Cristina Kirchner, ha dato la sua prima conferenza stampa. Un po’ monotona, senza domande sagaci o polemiche. Il giornalismo ci ha fatto una pessima figura.
Tanto Miguens quanto Cristina hanno evitato di parlare del loro confronto mentre i capi dell’ opposizione stanno già preparando la loro campagna, con l’idea chiara che, dopo i fatti degli ultimi mesi, ormai nessun governo è possibile senza l’appoggio della campagna.
La Rural ha chiuso i battenti il 5 agosto.
In questa caotica situazione acquista sempre più popolarità e simpatia il sindaco di Buenos Aires, l’ing. Maurizio Macri. Un uomo con l’aria del bravo ragazzo, la cui più lampante virtù, fino ad ora, è quella di saper capitalizzare gli errori dei Kirchner. In pratica, non deve fare niente. Non deve parlare, non deve fare progetti, ma solo aspettare che la coppia presidenziale agisca e poi assumere degli atteggiamenti opposti ai suoi.
Sembra averlo capito molto bene perché sta appoggiando gli agricoltori e gli allevatori di bestiame e consegue sempre più consenso con trovate semplici ed un po’ scontate.
L’ingegnere ha gli occhi azzurri, ha studiato in una scuola cattolica, è di poche parole. Ha vinto con una campagna a base di facili slogan del tipo; “Va a ser bueno, Buenos Aires”, ha promesso un’educazione migliore per le classi meno abbienti, salute e sicurezza.
A Buenos Aires l’educazione fa acqua da tutte le parti. La sanità idem con patate, della sicurezza è meglio non parlare, ma Macri ha… gli occhi azzurri. Una lancia in suo favore bisogna spezzarla: si commenta, infatti, che in alcuni quartieri stia facendo asfaltare di nuovo le strade, ma di questo non ho visto ancora niente. Forse è solo questione di tempo. E’ sindaco dal mese di marzo, anche se la sua influenza sul governo della città risale agli ultimi mesi dell’anno scorso. È troppo presto per tirare le somme, aspettiamo e stiamo a vedere.
C’è da dire anche che Maurizio non piace solo perché ha studiato, è bello e sembra un bravo figliolo ma anche perché è d’origine italiana, come la maggior parte della gente di qui. Il nonno di Maurizio, Giorgio Macri, era calabrese ed è emigrato in Argentina nel dopo guerra, probabilmente nel 1948. Era colto, anche se nessuno lo sa, ed in Italia aveva simpatizzato per il partito ‘Un uomo qualunque’; aveva anche lavorato nel giornale omonimo. Di lui non si parla, eppure apparteneva al gruppo di persone che hanno contribuito con il loro cervello e la loro attività a mantenere la cultura italiana in questa Nazione.
I figli Franco ed Antonio lo hanno raggiunto nel 1949. Giorgio, in Argentina, ha aperto un’impresa di costruzioni. Lui ed i figli lavoravano con i loro operai. Per questo si è diffusa la credenza che “piegassero i tubi con le mani”.
Sarà vero, però Antonio Macri era un uomo coltissimo, squisito, un vero signore, di cui sono stata buona conoscente e che mi meravigliava spesso per la sua cultura. Altrettanto colto è Franco, che in Italia ha studiato con i salesiani. I due fratelli Macri, che avevano ereditato dal padre un’impresa ben avviata, hanno poi fatto i soldi a palate, perciò la gente ha nei riguardi di Franco, Tornino è già morto, un sentimento di odio – amore, che supera con Maurizio.
Edda Cinarelli* – Italia chiama Italia
*responsabile Italia chiama Italia Argentina