Fri, 24 Apr 2009 12:00:00 Giancarlo Curcio, Console Generale di Buenos Aires: "Ho aperto le porte del Consolato ai connazionali. Perchè Neri non accetta un confronto?" - di Ricky Filosa
 Buenos Aires, Argentina |
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E' molto orgoglioso Curcio di ciò che è riuscito a fare durante questi due anni e sei mesi trascorsi a Baires da Console Generale. "Dal giorno in cui sono arrivato qui ho aperto le porte del Consolato, che per tanti anni - dal 2000 - erano chiuse. I connazionali per entrare dovevano prendere un numerino e mettersi in fila alle tre del mattino".
di Ricky Filosa
Grande scalpore e accese reazioni hanno destato le dichiarazioni che Luciano Neri, membro del Coordinamento Nazionale Circoscrizione Estero PD, ha rilasciato una settimana fa a Gente d'Italia, quotidiano delle Americhe diretto da Mimmo Porpiglia, riguardo il Consolato Generale d'Italia a Buenos Aires. In particolare, Neri punta il dito contro il console generale Giancarlo Curcio, a Buenos Aires dal 2006, accusandolo di essere "eticamente ed istituzionalmente incompatibile con quella sede". Fra le altre cose, secondo il funzionario del Pd, "è certamente inopportuna una presenza così continuativa dei Curcio a Buenos Aires, il padre prima e il figlio poi, ricoprendo, di fatto o formalmente, funzioni e ruoli che normalmente la Farnesina attribuisce per un solo mandato nella stessa sede e per un tempo determinato. Questa lunga presenza dei Curcio nella struttura diplomatico-consolare di Buenos Aires – afferma Neri - può ingenerare sospetti nella comunità che, anche in questo caso, possono essere fugati solo con la destinazione ad altra sede". Ma non finisce qui: Neri parla di irregolarità e illegalità diffusa in Argentina, facendo anche riferimento agli scandali elettoriali scoppiati a Buenos Aires sia durante le Politiche del 2006 che in quelle del 2008. Per leggere l'intervista integrale di Gente d'Italia a Luciano Neri, cliccate qui: http://www.italiachiamaitalia.net/news/150/ARTICLE/14542/2009-03-31.html Senza dubbio parole pesanti, quelle di Neri, che hanno fatto discutere non poco in questi ultimi giorni i diversi esponenti delle comunità italiane in Argentina, ma non solo. Quanto mai opportuno, a questo punto, sapere cosa ne pensi lo stesso Console Curcio, che noi abbiamo voluto contattare, raggiungendolo telefonicamente a Buenos Aires. "Mio padre non è mai stato Console Generale; è stato ministro consigliere 30 anni fa. E' normale che i figli dei diplomatici che seguono la carriera dei padri tornino prima o poi alla sede dove magari precedentemente c'era già stato il genitore". Sono parole di Giancarlo Curcio, Console Generale di Buenos Aires, che così risponde a certe accuse di Neri. In ogni caso, spiega il Console, "le assegnazioni sono state fatte dal Mae; significa che il Mae ha ritenuto che io fossi una figura adeguata al ruolo che mi è stato assegnato. Credo che i risultati - che Neri non cita mai - mi danno ragione". E' molto orgoglioso Curcio di ciò che è riuscito a fare durante questi due anni e sei mesi trascorsi a Baires da Console Generale. "Dal giorno in cui sono arrivato qui ho aperto le porte del Consolato, che per tanti anni - dal 2000 - erano chiuse. I connazionali per entrare dovevano prendere un numerino e mettersi in fila alle tre del mattino". Invece, spiega Curcio, da quando è arrivato lui - "anche perchè conosco la realtà locale, e credo nella collettività e nella forza dei miei collaboratori - ho aperto le porte. Da quel giorno nessun italiano è rimasto fuori dal Consolato. Ma pare che quando i nostri connazionali facevano la fila alle tre del mattino, Neri non l'ha notato...". Il Console ci dice che la collettività italiana in Argentina "è grandemente soddisfatta" per come stanno andando le cose per quanto riguarda il Consolato Generale, "perchè dopo tanti anni si riesce ad entrare". Non solo, i numeri parlano chiaro: si lavora molto più di prima, "abbiamo smaltito tutte le pratiche di cittadinanza dal 2002", così come è aumentato - "raddoppiato, dal 2006" - l'ingresso di persone al Consolato. Lo stesso Comites, ricorda ancora Curcio, "mi ha fatto un pubblico riconoscimento" per la correttezza e l'efficacia del lavoro svolto. Ma allora Neri si è inventato tutto? "Con questi dati, perchè non viene a sfidarmi Neri? Ripeto: perchè non accetta un confronto? I dati sono pubblici, il consolato opera con la massima trasparenza. Probabilmente - è l'idea del Console Curcio - un consolato funzionante non serve ad alcuni dirigenti che prima potevano dare favori e prebende. Il mio è un consolato regolare - assicura ancora Curcio - e la collettività lo sa". In Argentina ci sono stati episodi di criminalità e illegalità alle ultime elezioni politiche, così come durante quelle del 2006. L'Argentina è terreno fertile per, chiamiamoli così, certi furbetti? "Dico solo questo", risponde il Console, "la ditta che aveva scelto l'Ambasciata - e io mi sono adeguato, ma con l'intenzione che la ditta fosse sottoposta a controlli piu rigidi - aveva stampato 120mila plichi elettorali in più. Ho dimostrato la mia imparzialità sequestrando 120mila buste elettorali che a mio avviso - come poi mi è stato confermato dal Mae - non avevano nessuna ragione di esistere. Le schede sono state distrutte. Siccome sono stato io a scoprirle, grazie ad alcuni accorgimenti fatti, credo che se c'è una persona imparziale a trasparente sotto periodo elettorale, quello sono proprio io". Chiusa - per il momento, almeno - la polemica con Neri, affrontiamo con il Console Generale di Buenos Aires un altro tema, in ogni caso legato al Consolato e agli italiani residenti in Argentina. Tutto parte da una lettera-denuncia di una lettrice di Italiachiamaitalia.com, che si domanda come possa essere possibile che per entrare al consolato italiano di Baires ci sia bisogno di un documento argentino, e non basti il passaporto italiano. Dopo la pubblicazione della notizia su Italia chiama Italia (Consolati italiani nel mondo Consolato Generale d'Italia a Buenos Aires, una nostra lettrice: "Non basta un documento italiano per entrare?!" ), l'On. Guglielmo Picchi, deputato pidiellino eletto in Europa, ha presentato - più veloce della luce - un'interrogazione al Ministro degli Esteri, Franco Frattini, per avere chiarimenti sulle modalità di ingresso al Consolato italiano a Buenos Aires (Dopo la denuncia di Italiachiamaitalia.com Ingresso al Consolato Generale di Buenos Aires, l'interrogazione di Guglielmo Picchi (PdL): "Perchè serve un documento argentino?") "Da fonti stampa – spiega Picchi – si apprende che il consolato italiano di Buenos Aires richiede per l'accesso ai locali del consolato stesso un documento di identità argentino anche a chi cittadino italiano si presenta con passaporto italiano o con carta d'identità italiana in corso di validità; lo stesso Consolato pretende inoltre che il documento argentino non sia stato emesso da più di dieci anni pur non avendo scadenza per le autorità argentine". Picchi, dunque, chiede "se e quali azioni correttive intenda intraprendere per verificare i fatti in premessa e se saranno riscontrati veritieri". Anche su questo, abbiamo voluto chiedere chiarimento al Console Curcio direttamente. Console, è vero che per entrare al consolato viene richiesto ai cittadini italiani ivi residenti un documento argentino, e che il passaporto italiano non basta? "Molte volte le persone parlano senza sapere la realtà", risponde il Console, che spiega: "Non è che non facciamo entrare le persone con il documento italiano. Semplicemente, per alcune pratiche bisogna essere residenti in Argentina, e per dimostrare di esserlo è necessario un documento argentino". "Noi quello che dobbiamo salvaguardare è la legalità", continua Curcio. Se un connazionale dice di essere residente in Argentina, deve mostrare un documento d'identità argentino, o almeno "un documento che dimostri che la pratica di residenza è in corso". Abbiamo capito. Ma si può entrare al Consolato solamente con un documento italiano , o no? "Noi all'ingresso - per evitare prese per i fondelli nei confronti dei connazionali - chiediamo alla persona che cosa deve fare", ci spiega Curcio. Se la persona deve svolgere una pratica dove è necessaria la residenza argentina, "ce l'ha la residenza, o almeno un documento che dimostri che il processo per ottenerla è già in corso?", gli viene chiesto. Se ce l'ha bene, può entrare, altrimenti "è inutile che gli fai fare un'ora di fila", spiega il Console, dopo la quale "gli diranno esattamente la stessa cosa". Chiarissimo. Tuttavia, al di là delle pratiche da svolgere, è corretto quindi dire che sì, si può entrare fisicamente al Consolato anche solo con il passaporto italiano, senza la necessità di presentare alcun documento argentino? "Sì, è corretto".
Ricky Filosa - Gente d'Italia/Italia chiama Italia
ricky@italiachiamaitalia.com
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