Nello scorso mese di Novembre, su invito del responsabile pro tempore del PDL in Argentina, Comm. Eugenio Sangregorio, ho partecipato ad una riunione svoltasi nei suoi uffici e con la presenza di molti suoi amici e simpatizzanti del PDL.
L’oggetto dell’incontro era il tesseramento al PDL.
Durante la riunione sono emersi interessanti spunti di discussione che dovrebbero essere attentamente valutati dai responsabili del partito che vanno dalla quota, non irrisoria, di iscrizione, alle modalità del pagamento e per ultimo, ma non meno importante, all’impossibilità dei cittadini residenti all’estero, sia pur iscritti, di potersi aggregare sotto forma di circoli, sezioni ecc. e far parte, così, attivamente del partito.
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Nel dare uno sguardo veloce alle modalità di iscrizione ed allo Statuto del PDL, balzano subito in evidenza due aspetti negativi:
a) il primo è che effettivamente non sembra che i cittadini residenti all’estero siano stati tenuti tanto in considerazione, anzi sono stati affatto considerati;
b) il secondo è che lo statuto stride con quelli che erano gli input del Cavaliere Berlusconi e cioè: 1) il radicamento sul territorio; 2) la selezione della classe dirigente per via meritocratica e 3) l’efficienza sul piano organizzativo ed efficacia su quello politico.
Per i residenti all’estero, insomma, il PDL non è quello che voleva Berlusconi, ossia un “partito a misura di popolo”.
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I cittadini italiani residenti all’estero che volessero “vivere” il partito del PDL, allo stato, hanno la sola possibilità di diventare “aderenti” o “associati” a pagamento e questo non è poca cosa, soprattutto per coloro i quali risiedono in Paesi come quelli del Sud America, vuoi perché sono lontani mille miglia dal concetto di essere “tesserati” ad un partito per giunta a pagamento e vuoi perchè la somma richiesta di € 50,00 non è alla portata di tutti, (senza considerare le ulteriori spese e le difficoltà per inoltrare a Roma il pagamento). Ma la cosa che ritengo soprattutto penalizzante - sempre secondo le previsioni statutarie – è che detti cittadini, fin quando permane la loro residenza all’estero, non hanno alcuna possibilità di far parte della struttura e degli organi del partito e questa non è poca cosa, anzi è una fortissima limitazione di questo “nuovo” partito.
Il PDL, nell’incentivare e spronare il tesseramento all’estero, corre un grosso rischio, almeno in queste Nazioni dove non è innata la “cultura della tessera di partito” e paradossalmente l’invito a tesserarsi potrebbe sortire l’effetto contrario per il Partito stesso.
Cercherò di spiegare meglio il concetto, previa una necessaria premessa.
La crisi delle ideologie e del sistema dei partiti verificatosi in Italia in questi ultimi tempi credo che sia un dato innegabile e se, dunque, nella stessa Italia i Partiti faticano e non poco per il recupero della capacità culturale della politica, nel darsi un metodo di azione politica, di trasparenza e di proposta, immaginiamo quello che accade all’estero con quei connazionali che si sono avvicinati alla politica italiana da pochissimi anni, da quando cioè hanno avuto la possibilità di votare per la prima volta e dove, per la maggior parte, l’ideologia è assente, così come è assente la tessera del partito.
Allora, per questi nostri concittadini che magari, saranno anche un po’ “digiuni” dell’ideologia o delle finalità che muovono i partiti politici italiani, ma non stupidi e desiderosi invece di aggregarsi, quale dovrebbe essere la motivazione che li induca ad iscriversi al PDL, pagando la relativa tessera e con le difficoltà sopra accennate, quando non hanno alcuna possibilità di essere parte del partito attraverso i suoi organi?
Non voglio dire che il PDL oggi appare come il partito degli eletti e che ha emarginato la periferia (intendendosi con questa l’estero), ma che sia stato incapace di aggiungere alle strutture tradizionali, nuove strutture, questo sì!
A tal proposito basta guardare quanto ha fatto il suo maggior partito antagonista, ossia il PD (Partito Democratico).
Questo partito ha inteso coinvolgere gli italiani all’estero predisponendo un apposito “Statuto nella Circoscrizione Estero”, che prevede, appunto, oltre all’”autonomia politica ed organizzativa delle strutture territoriali”, la costituzione di “Circoli locali”, “Segreterie di Paese” e “Coordinamenti di Ripartizione”.
Avere la tessera del PD per un cittadino all’estero in questo caso ha un senso: sopporterà pur il costo del tesseramento, però attraverso i suddetti organi, il tesserato ha allo stesso tempo la possibilità di avere un ruolo attivo e sentirsi parte integrante del progetto politico e del partito cui ha aderito.
Il PDL quindi deve essere capace di dare alle esigenze settoriali e territoriali respiro e dignità di sintesi politica. Ma la mediazione e la sintesi dipendono dalla capacità del partito di essere presente nei problemi, dal convocare attorno alle decisioni tutte le energie attraverso il metodo dialettico del confronto, sviluppando tutti i livelli in cui essi si esprime, sia in Italia che all’estero.
In questa direzione si rilancia la partecipazione e per questa esigenza il nodo centrale sta nel dare coerenza e chiarezza all’organizzazione del territorio (estero) ed in particolare al rapporto tra territorio stesso ed ambienti nei quali si esprime la personalità dei singoli cittadini e dei gruppi sociali, sicchè in questo ambito, acquista valore il ruolo delle sezioni, comitati locali o circoli che dir si voglia.
La rivitalizzazione del partito cresce dalla sua più feconda tradizione politica costituita proprio dalle comunità locali, laddove i valori comunitari sollecitano processi di aggregazione e laddove prendono corpo le varie istituzioni e le forme più democratiche di selezione della classe dirigente.
Ciò significa che il partito si fa luogo d’incontro particolare - al di là degli organi tradizionali (previsti tra l’altro solo per l’Italia) – anche nelle particolari e multiformi situazioni di fatto esistenti all’estero.
Si tratta cioè di aggiungere alle strutture tradizionali nuove strutture per l’estero.
Non deve trattarsi di una mera esercitazione organizzativa ma di un’operazione coraggiosa che intenda concretamente e fattivamente coinvolgere tutti quelli che si individuano nel PDL in quel processo di partecipazione, che è condizione indispensabile oggi per il recupero di credibilità e per sollecitare un impegno di lavoro da parte di tutti gli iscritti.
Ogni contraria determinazione del PDL per l’estero sarà un insuccesso ed il tesseramento un grande “flop”.
Vincenzo Carrozzino - Italia chiama Italia