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Home / Argentina / Rosarno, Sangregorio (PDL): "Parole come legalità e rispetto non hanno confini geografici"
Thu, 14 Jan 2010 18:36:00

Rosarno, Sangregorio (PDL): "Parole come legalità e rispetto non hanno confini geografici"




"Mi preme anche evidenziare che, nonostante i fatti accaduti a Rosarno, l’amore verso le mie radici e il mio orgoglio di essere calabrese rimangono intatti. Noi calabresi non dobbiamo reagire ai fatti di Rosarno con nessun sentimento di vergogna"

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Leggi anche Da Buenos Aires Italiani nel mondo, Verso la modernizzazione delle associazioni italiane all’estero - di Eugenio Sangregorio

“Illegalità e sfruttamento sono protagonisti a Rosarno. Non da oggi, da anni. La situazione che si è venuta a creare è causata da anni di colpevole indifferenza, e chi ha amministrato quei territori in questo periodo ha le maggiori responsabilità.” E’ quanto dichiara Eugenio Sangregorio, vicepresidente del PDL in Argentina, commentando gli scontri di Rosarno.

“Come ha ben dichiarato l’altro ieri il ministro degli Esteri, Franco Frattini, la violenza che abbiamo visto per le strade di Rosarno non può avere alcuna giustificazione. Ora, però, è tempo di rimediare: bisogna mettere fine una volta per tutte alla parola 'caporalato', che vuol dire lavoro nero, ingaggi mafiosi e sfruttamento dei più deboli”.

“Come calabrese residente all’estero - continua Sangregorio -, guardo a Rosarno con tanta pena nel cuore, ma anche con tanta voglia di contribuire per quanto possibile a cambiare le cose. Qualche volta le parole possono scalfire le pietre. Mi auguro che in quelle zone della Calabria la scuola, le associazioni, la Chiesa, si impegnino in una formazione dei giovani più aperta e consapevole, supplendo alle difficoltà e alla immobilità dei padri. Da parte mia, manterrò vivi i contatti con gli amici e ci scambieremo informazioni utili per la comunità".

"Mi preme anche evidenziare - aggiunge l'esponente PdL - che, nonostante i fatti accaduti a Rosarno, l’amore verso le mie radici e il mio orgoglio di essere calabrese rimangono intatti. A questo riguardo, vorrei anche rispondere al mio caro amico Salvatore Mongiardo il quale nel suo 'Proclama di Rosarno' ha dichiarato che 'per la prima volta in vita mia, mi sono vergognato di essere calabrese'. Ebbene, tengo a precisare che in questo caso non condivido l’opinione del mio amico Salvatore, che da sempre apprezzo per la sua grande cultura e per i suoi scritti. Al mio amico rispondo che non deve affatto vergognarsi di essere calabrese ma, al contrario, ne deve essere fiero. Come si suol dire, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Certamente nella nostra Regione, come altrove, vi sono persone che ricorrono allo sfruttamento ed alla illegalità per perseguire i propri scopi egoistici. Ma allo stesso modo in Calabria abbiamo anche persone ospitali e rispettose della Legge e delle istituzioni, e sono queste le persone da cui deve scaturire l’orgoglio di essere calabrese. Non dobbiamo reagire ai fatti di Rosarno con nessun sentimento di vergogna. Nella mia qualità di emigrato, so da vicino cosa significa lasciare il proprio Paese per cercare un futuro migliore, e conosco le difficoltà e sofferenze che ne conseguono. Non dobbiamo dunque vergognarci di essere calabresi. Il nostro dovere è invece quello di richiamare le nostre istituzioni affinchè in Calabria le leggi vengano rispettate e fatte valere. Non ci sono confini geografici che possano cambiare il significato di parole come legalità e rispetto. E forse - conclude Eugenio Sangregorio - è ora che in Calabria queste parole diventino pietre".

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