Wed, 27 Jan 2010 15:07:00 La Calabria non vuole essere mantenuta, vuole sviluppo - di Eugenio Sangregorio
Lo Stato si faccia sentire di più, in Calabria. Tante le cose da fare, secondo Eugenio Sangregorio, Vicepresidente del PdL per l'America Meridionale, per portare sviluppo nella punta del nostro Stivale: dal turismo alle infrastrutture, fino ad arrivare alle piccole e medie imprese. Ecco l'intervento di un calabrese doc, residente a Buenos Aires
di Eugenio Sangregorio
La Calabria è fonte di ricchezze di ineguagliabile valore, ricchezze che ad oggi non sono ancora sfruttate in pieno per il benessere della comunità e il progresso dell’Italia.
Sono calabrese e conosco bene le ricchezze e i punti deboli della mia terra. Se dovessi riassumere la situazione attualmente esistente in Calabria, direi che abbiamo bisogno di sviluppo, non di assistenzialismo. In altre parole, la Calabria non deve essere una Regione mantenuta dal Governo centrale; ma non deve nemmeno essere abbandonata e trascurata, bensì affiancata dallo Stato centrale per ottenere crescita e sviluppo sul territorio.
Nella sua visita a Reggio Calabria, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha dichiarato che “lo Stato deve essere in prima linea con la Calabria”. Dal messaggio del capo dello Stato si evince come la legalità sia elemento indispensabile per conseguire finalmente una svolta nella realtà della Regione Calabria.
Napolitano ha precisato che la Calabria “deve mobilitarsi di più, deve esprimere le sue energie e la sua capacità di reazione più di quanto non abbia fatto finora”. Condivido il messaggio di Napolitano secondo cui in Calabria urge una mobilitazione. A questo proposito, tengo a precisare che tutta la classe politica, sia a livello centrale che a livello regionale, deve impegnarsi per ottenere una Calabria diversa, che sia ben integrata e produttiva.
Mi preme inoltre evidenziare che una maggiore integrazione con le restanti Regioni certamente favorirebbe ulteriormente lo sviluppo. L’isolamento che caratterizza ancora oggi il territorio calabrese è il primo grande impedimento allo sviluppo. E allora basta con l’isolamento. La Calabria non deve rimanere in balia di se stessa, ma deve integrarsi col resto del Paese.
| Peraltro, va ricordato che la Calabria è la culla della civiltà nel nostro Paese. Non dimentichiamo la Magna Grecia, e non dimentichiamo che la Calabria ha dato i natali a personaggi illustri sin dall’antichità. Mi viene subito in mente Re Italo (cui fa menzione lo stesso Aristotele); e ancora Pitagora, che a Crotone fondò la sua scuola; il politico, letterato e storico Cassiodoro; il teologo Giacchino da Fiore; il filosofo Tommaso Campanella. In epoca contemporanea, la Calabria annovera tra i suoi personaggi illustri anche uomini di scienza (come il premio Nobel Renato Dulbecco e Giuseppe Amantea), scrittori (Corrado Alvaro, Carmine Abate, Leonida Repaci), artisti (Silvio Vigliaturo, Umberto Boccioni) e giuristi (Stefano Rodotà, Antonio Catricalà e Corrado Calabrò). Da questo brevissimo elenco si evince che la Calabria ha dato, e senz’altro continuerà a dare, grandi personaggi nel campo della scienza, la letteratura, l’arte, le scienze umanistiche. La Calabria possiede delle immense risorse non soltanto naturali, ma anche umane, che non vanno sottovalutate e devono essere sfruttate.
Vediamo ora i punti sui quali ritengo vada focalizzato lo sviluppo della nostra Regione.
Il primo settore da sviluppare è quello del turismo. Il patrimonio naturale e paesaggistico è immenso, dal mare azzurro alle montagne che fanno da cornice a scenari di ineguagliabile bellezza. La Calabria ha il privilegio di possedere queste risorse naturali di straordinario valore. Ma a questo patrimonio occorre aggiungere, sempre nell’ottica dello sviluppo sostenibile e della tutela della biodiversità, la mano dell’uomo: occorrono infrastrutture di qualità. Inoltre, bisogna anche innovare la cultura del turismo attualmente esistente in Calabria, per attirare turisti provenienti non solo dal resto dell’Italia, ma da tutto il mondo. In questo senso, occorrono scuole alberghiere in grado di insegnare alle nuove generazioni una cultura dell’ospitalità capace di attirare turisti da tutto il mondo. In fondo, le bellezze della Calabria non hanno nulla da invidiare alle destinazioni turistiche più richieste, dalla Grecia alla Sardegna, dalla Spagna ai Caraibi.
Ovviamente, il rilancio del settore turistico ha bisogno di un alto livello di mobilità, per cui deve essere migliorata la rete di collegamenti ferroviari e autostradali, e devono essere potenziati porti ed aeroporti.
A quest’ultimo riguardo, non posso non menzionare il Porto di Gioia Tauro, la cui realizzazione è stata avviata nella prima metà degli anni 70 in connessione con il progetto della Cassa del Mezzogiorno per la realizzazione del 5º Centro Siderurgico italiano. Negli anni 80, da centro specializzato per l’industria siderurgica il porto di Gioia Tauro è stato riconvertito in struttura polifunzionale per il transhipment di container, trasportati sia da grandi navi transoceaniche che da piccole navi per la distribuzione di dettaglio. Il porto ha presentato sin dall’inizio delle grandi potenzialità. Non a caso esso è stato classificato di rilevanza economica internazionale con la Legge n. 30 del 1998. Il porto riveste un ruolo strategico nell’economia calabrese, sia per la sua posizione geografica, che vede l’impianto al centro del Mediterraneo, sia per la sua struttura. Esso deve essere rivalutato e devono essere incrementati i flussi da e verso il porto di Gioia Tauro, relativamente alle diverse attività di importazione, esportazione e trasporto di merci. Il porto offre delle opportunità straordinarie per la sua posizione geografica (è al centro del Mediterraneo, e non va sottovalutata la sua vicinanza con il continente africano e le sue economie emergenti). La rivalutazione del porto di Gioia Tauro contribuirebbe al superamento del gap delle infrastrutture, la logistica e la mobilità che vediamo oggi nel territorio calabrese, e che impedisce di sfruttare a pieno le ricchezze della Calabria. L’impianto, se valorizzato, proporzionerebbe alla Calabria una proiezione internazionale straordinaria, con tutte le ovvie conseguenze per gli scambi commerciali e la crescita dell’economia calabrese.
Infine, per conseguire uno sviluppo concreto della Calabria, occorre puntare sulle Piccole e Medie Imprese. Le PMI sono il motore dell’economia, e lo sviluppo di un territorio non può essere concepito escludendo le realtà imprenditoriali più vicine alla società civile. Lo Stato non deve intervenire con l’assistenzialismo, ma con iniziative concretamente orientate allo sviluppo della Regione, partendo dall’educazione e la cultura, indispensabili per fornire gli strumenti necessari affinchè lo sviluppo nasca con basi solide “dal basso”, ossia dalla stessa società civile. In Calabria occorre rilanciare il settore industriale e, per essere di pari passo con i tempi, l’industria deve essere innovativa. A titolo esemplificativo, un settore cui dovrebbe essere prestata maggiore attenzione, è quello dell’informatica ed elettronica.
In Calabria è ora di voltare pagina e lasciare spazio alla cultura dell’innovazione, dello svilupo e della creatività. Soltanto in questo modo la Calabria smetterà di essere un peso per lo Stato ed il Fisco, e potrà finalmente vedere il progresso.
Eugenio Sangregorio* - Italia chiama Italia
*Vice presidente PDL America Meridionale
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