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Home / Argentina / Italiani all'estero, L'importanza dei Comites e delle nuove generazioni - di Claudio Bravin
Wed, 17 Feb 2010 11:02:00

Italiani all'estero, L'importanza dei Comites e delle nuove generazioni - di Claudio Bravin




I giovani italiani residenti all'estero, soprattutto di seconda e terza generazioni, sono lontani dall'Italia, non solo geograficamente. Se non cambierà qualcosa, fra alcuni anni si perderà un tesoro di cultura e tradizioni che fino ad oggi all'estero è stato faticosamente conservato

di Claudio Bravin




In futuro, è chiaro come il sole che non ci sarà una effettiva e reale partecipazione dei discendenti degli italiani all'estero, delle nuove generazioni; fra non molto (forse alcuni anni?) un importante capitale culturale, e non solo, frutto del sacrificio e della volontà alimentati dall`amor di Patria  di tanti connazzionali, inesorabilmente scomparirà.

Negli ultimi venti o trent'anni sono scomparse, disciolte nel nulla, numerose associazioni fondate dalla prima emigrazione, che all`epoca ebbero un ruolo rilevante nella collettività. Probabilmente in qualche posto o angolo di questo benedetto paese alcune associazioni resisteranno un po più a lungo, purtroppo isolate e magari un po' fuori della realtà dei tempi.

Cosa fare, quindi, per evitare che un tesoro di tradizioni e cultura vada perduto? Coinvolgere di più i diversi organismi rappresentativi della emigrazione italiana e avanzare con proposte che mirino a eliminare, o almeno ridurre, questo problema.

A mio modesto parere dovrebbero essere i COMITES che, così come sono distribuiti, coprono tutto il territorio argentino, hanno un diretto e privilegiato rapporto con i Consolati, conoscono da vicino le associazioni delle rispettive circoscrizioni e le loro eventuali difficoltà, con le quali potrebbero elaborare e analizzare strategie (coinvolgendo i consoli) per correre ai ripari.

Suggerire iniziative, formulare proposte tendenti a favorire la sussistenza dell'associazionismo, credo sia fondamentale.

Capisco che possa esistere certo tipo di riserve, che qualcuno possa ritenere che si tratterebbe di interventi non richiesti e magari non desiderati. Ma qui il problema, naturalmente se si considera l`associazionismo una espressione ancora valida della collettività, è veramente preoccupante e richiede uno sforzo comune, la volontà di tutti coloro che si dedicano in qualche modo a fare "italianità".

A me pare che i nostri figli e nipoti, salvo rare e pregevoli eccezioni, non si sentono attratti dalle attuali strutture delle nostre associazioni. Arrivo a pensare che non provino un genuino orgoglio per le loro origini italiane, fatto salvo, questo sì, ma solo per amore filiale, un certo sentimento benevolo per i luoghi (paese, città) di provenienza dei loro genitori o nonni e in alcuni casi anche per la simpatia verso la squadra di calcio italiana di serie "A" della quale è dichiarato tifoso il padre o nonno  che sia.

Penso ci siano iniziative qualificate per dare motivazioni ai giovani e farli partecipare all'associazionismo, che potrebbero scaturire dal confronto di opinioni fra i nostri rappresentanti COMITES e nelle associazioni per il rinnovo generazionale in queste ultime, che d`altro canto dovrebbero essere coscienti che, direttamente o indirettamente, sarà anche colpa loro se alla fine tutti gli sforzi degli italiani all'estero per mantenere la loro italianità nel mondo, andranno perduti. Ma allora, probabilmente, forse non ci sarà pìù nessuno interessato a rinfacciarglielo.


Claudio Bravin - Italia chiama Italia


















































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