Fri, 26 Feb 2010 18:19:00 Italiani all'estero, Caselli: il senatore a "mezzo servizio" che punta alla Casa Rosada
A Buenos Aires, durante la campagna elettorale del 2008, riempì i viali cittadini di manifesti elettorali col suo faccione. Ma essendo sconosciuto alla comunità italiana, dovette aggiungere accanto alla sua l’immagine di Berlusconi, che pure non aveva ancora mai incontrato.
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Italiachiamaitalia.com, chi ci segue da tempo lo sa, ha dedicato al senatore del PdL eletto in Sud America, Juan Esteban Caselli, più di un articolo.
Il nostro giornale lo ha intervistato subito dopo la sua elezione a senatore, e nei mesi successivi ha seguito il suo percorso, senza risparmiare qualche critica all'esponente del PdL quando ce n'è stato bisogno.
'Cacho' Caselli ha una idea fissa in testa: punta alla Casa Rosada, punta ad essere il prossimo presidente d'Argentina.
Oggi è il Velino a dedicare al senatore un articolo in cui viene ricostruita la sua vicenda. Ve lo proponiamo qui di seguito. Buona lettura.
Da Palazzo Madama alla Casa Rosada di strada ce n’è tanta, e non solo per i dodicimila chilometri di distanza. Ma non sembra essere così per tutti. Almeno non per il senatore Esteban Caselli, eletto parlamentare nel 2008 nella circoscrizione America meridionale per il Pdl e ora in pista per la presidenza dell’Argentina. Per il suo ambizioso progetto ha pure fondato un partito nuovo di conio, fuorché nel nome: Pueblo de la liberdad, che nelle intenzioni del suo lìder dovrebbe essere la versione latino-americana dell’omonimo italiano. È questo l’ultimo regalo della legge Tremaglia che concede il voto agli italiani all’estero: un senatore “a mezzo servizio” diviso fra il Vecchio e il Nuovo mondo, che fin dalla sua comparsa sulla scena politica nazionale ha annunciato l’intenzione di correre per le presidenziali argentine. E che alla domanda di un quotidiano se avrebbe almeno rinunciato al Senato italiano in vista delle elezioni per la Casa Rosada ha risposto: “No, per il momento”. Palazzo Madama come mera rampa di lancio, insomma, in vista della sfida di riportare nell’orbita ultraconservatrice il peronismo socialdemocratico modellato negli ultimi anni dai coniugi Kirchner.
Se per la prima richiesta d'arresto - il 20 ottobre 2008 - a causa della falsa residenza in Belgio e la conseguente revoca del mandato in Senato, il PdL aveva fatto quadrato intorno a Di Girolamo, ora tutti prendono le distanze dal senatore indifendibile accusato di essere stato eletto con i voti della 'ndrangheta. De Gregorio: 'Qualche dubbio resto, la nebbia non si dirada' | Ad aiutarlo nel difficile compito, qualora dovesse farcela, una triade di tutto rispetto. Oltre all’ex presidente Carlos Menem, già recluso per svariati episodi di corruzione e finito sotto processo per traffico illegale di armi, ci dovrebbero essere anche due personaggi legati a doppio filo al periodo della dittatura militare: Carlos Ruckauf, autore nel 1975 del decreto governativo che ordinava alle forze armate argentine “l’annientamento della sovversione” e l’ex tenente colonnello Aldo Rico, che nel 1987 organizzò un fallito golpe contro il governo di Raùl Alfonsin, democraticamente eletto. Poi però una grazia del presidente Menem lo rimise in pista, permettendogli perfino di diventare ministro della Sicurezza di Buenos Aires su nomina dell’“amico” Ruckauf. Eppure la temeraria puntata sulla roulette politica di questo camaleontico zelig del Cono Sur è solo l’ultima di una lunga serie. Le cronache sulla sua vita, infatti, hanno dell’incredibile. Come gli umili inizi, durante la dittatura militare di Viola e Bignone, che lo vedono semplice autista-confidente dell’ufficiale d’aviazione Miguel Caralda, del quale eredita alla morte la fortuna economica. E poi, col ritorno alla democrazia, sottosegretario di Menem, segretario del Culto e infine ambasciatore presso la Santa Sede, dove matura buone entrature Oltretevere, come l’ex segretario di Stato Sodano, e diventa Gentiluomo di Sua Santità. Amicizie che vanno ad aggiungersi a quelle, già numerose, sviluppate in Perù come ambasciatore dell’Ordine di Malta.
A Buenos Aires, durante la campagna elettorale del 2008, riempì i viali cittadini di manifesti elettorali col suo faccione. Ma essendo sconosciuto alla comunità italiana, dovette aggiungere accanto alla sua l’immagine di Berlusconi, che pure non aveva ancora mai incontrato. Una “legittimazione” ottenuta a colpi di Photoshop, con un dozzinale fotomontaggio, come del resto molti colleghi e candidati minori pidiellini. Stravinse, eppure anche sulla sua elezione non mancarono ombre e sospetti. Il senatore uscente Pallaro, maligno, dopo lo smacco della mancata elezione, fece un sibillino riferimento all’“apparizione misteriosa di mille schede compilate con la stessa calligrafia. Tutti, ma proprio tutti, voti per Caselli”. Nulla, in ogni caso, rispetto alle parole dell’ex ministro dell’economia Domingo Cavallo, che lo ha addirittura accusato di legami con gruppi mafiosi e con trafficanti di armi e preziosi. In ogni caso, molto rumore per nulla: gli archivi storici delle agenzie, da quando è entrato al Senato, sono avari nei suoi confronti. Pochi i comunicati, rari gli interventi. Quasi un senatore ombra, quello che poi varò pure il Pdl America Latina. Unica nota di rilievo, il fatto di essere uno dei parlamentari più poveri del Parlamento: solo 3.259 euro dichiarati nel 2007. Da parlamentare vanta un magro bilancio all’attivo: dal 2008, appena cinque disegni di legge presentati, sei ddl siglati da cofirmatario e due interventi in commissione. Se vorrà puntare a la presidentia de la Naciòn, Caselli dovrà mostrare agli argentini di voler fare più di questo. (Velino)
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