Argentina: altre notizie
In questi ultimi giorni è riemersa la questione del conflitto tra l’Argentina e il Regno Unito relativo alle Isole Malvinas. L’arrivo della piattaforma Ocean Guardian, inviata dalla società britannica Desire Petroleum con l’obiettivo di avviare lavori di perforazione nel sottosuolo delle acque territoriali per accertare l'esistenza di giacimenti petroliferi, ha riaperto la piaga del contenzioso e del conflitto militare risalente al lontano 1982.
Il mondo di oggi però non è più quello del 1982, e per entrambi i Paesi è di evidente importanza giungere una volta per tutte ad una soluzione pacifica. Sia l’Argentina che il Regno Unito devono avviare dei negoziati per porre fine alla questione. A rigor di logica, ogni negoziato implica cedere un qualcosa per arrivare ad un punto di incontro. Ormai il conflitto non reca benefici al Regno Unito, il cui interesse sull’arcipelago è di carattere prettamente economico. Il gruppo Rio, riunitosi in Messico, ha votato all’unanimità il diritto dell’Argentina sulle isole Malvinas. Per la prima volta si è ottenuta una votazione all’unanimità su tale diritto. Il fatto più rilevante, peraltro, è che i voti sono stati dati fra l’altro da Paesi dell’America Centrale che sono ex colonie britanniche. Quest’ultimo dato è alquanto significativo e ci conferma che le colonie nel mondo non hanno più ragione di esistere nè possono essere accettate.
La reiterata rivendicazione della sovranità da parte dell’Argentina, e le recentissime misure adottate dalla Presidente Cristina Fernandez de Kirchner (che impongono dei controlli sulle navi che intendono transitare nelle acque argentine in direzione verso le isole) rendono certamente più oneroso e difficile lo sfruttamento delle risorse dell’arcipelago.
Per entrambi i Paesi la persistenza del conflitto irrisolto è divenuta insostenibile, ragion per cui questo è un momento propizio per avviare una procedura di negoziazione. Ritengo che in questa procedura debba intercedere l’Italia, non soltanto per i benefici che ne potrebbe trarre sul piano economico, ma soprattutto considerando che in Argentina più del 50% della popolazione è di origine italiana. L’Italia non può ignorare nè rimanere inerte dinanzi al fatto che circa 20 milioni di argentini discendono da italiani, così come non può ignorare il fatto che nella guerra del 1982 sangue italiano è andato perso con i combattenti argentini inviati a lottare nelle Malvinas, durante la dittatura militare.
Le colonie sono ormai un retaggio del passato britannico. Il fulcro della questione per il Regno Unito non è la sovranità sull’arcipelago, bensì l’interesse verso lo sfruttamento delle potenzialità petrolifere dell’area. Le attività di esplorazione e sfruttamento potranno essere portate avanti, ma non senza un “partner” nel continente, come appunto l’Argentina. Da qui l’importanza di avviare dei negoziati da cui entrambe le parti possano trarre dei benefici. L’Italia dovrebbe dunque intercedere dinanzi al Regno Unito, facendo valere l’italianità di cui è imbevuta l’Argentina. A titolo meramente esemplificativo, una possibile soluzione potrebbe essere quella di un negoziato attraverso il quale i due Paesi si “ripartiscano” il diritto allo sfruttamento delle risorse petrolifere per un dato periodo di tempo (ad esempio, 50 anni) al termine del quale i britannici dovrebbero ritirarsi dalle isole, restituendo la sovranità all’Argentina, naturalmente con l’avallo delle Nazioni Unite.
Il legame che unisce l’Italia e l’Argentina non può essere negato nè ignorato nemmeno in situazioni di conflitto con Paesi terzi. Da anni, sin dal mio arrivo in questo Paese, ho definito l’Italia “mia madre” e l’Argentina “la mia sposa”. Ebbene, l’Italia in quanto madre non può non intervenire nel caso delle Malvinas, intercedendo affinchè l’Argentina possa giungere ad un accordo pacifico e favorevole con il Regno Unito.
Qualora l’Italia si pronunciasse in favore del Regno Unito, le relazioni Italia-Argentina ne risentirebbero oltremodo. Al contrario, se l’Italia cercasse di favorire il dialogo tra i due Paesi in conflitto, potrebbe ottenere grande protagonismo in quest’area così importante del continente americano.
Eugenio Sangregorio* - ItaliachiamaItalia
*Dirigente della comunità italiana in Argentina