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Home / Argentina / Italiani all'estero, Frattini e Mantica su lingua e cultura italiana - di Marco Basti
Wed, 13 Jul 2011 12:30:00

Italiani all'estero, Frattini e Mantica su lingua e cultura italiana - di Marco Basti




Il ministro, giustamente, ha parlato di ottimizzare l’uso delle risorse, di evitare le duplicazioni, di fare sistema con il mondo privato. Non ha parlato specificamente dell’Argentina, ma lo ha fatto, in un’altra riunione alla Camera, il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica. Così mentre il titolare della Farnesina ha ricordato che nel mondo studiano l’italiano ben 280mila persone, il sen. Mantica ha detto che in Argentina il numero degli studenti di italiano ammonta a 82.000

di Marco Basti



Il ministro degli Affari Esteri Franco Frattini, si è presentato mercoledì scorso davanti alle commissioni riunite di Affari Esteri e Cultura della Camera, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla promozione della lingua e cultura italiana all’estero. Interessanti e variati i punti stabiliti dal titolare della Farnesina sull’argomento per quanto di specifica responsabilità del MAE.

Il ministro Frattini ha ricordato, tra l’altro, che l’Italia è una superpotenza culturale, consapevole di avere un grande patrimonio tra le mani, ma anche di dover cambiare strategia per farlo fruttare. E che la cultura deve diventare anche uno strumento della sua politica estera.

Una premessa valida, pienamente condivisibile, quella con cui il ministro ha iniziato il suo intervento davanti ai deputati. Il ministro Frattini quindi, ha elencato i tasselli della nuova "strategia organica" nella promozione della cultura italiana all'estero che il suo dicastero ha presentato alla commissione. Una strategia che, naturalmente, riguarda tutto il mondo e non solo, certo, l’Argentina.

Una strategia che deve fare i conti con la realtà degli ultimi anni che ha costretto il Paese a stringere la cinghia per affrontare un risanamento dei conti pubblici che i mercati internazionali reclamano, a volte come in questi giorni, a viva voce, attaccando proprio i buoni del tesoro con cui si finanzia lo Stato. Ragion per cui è difficile parlare di aumento di risorse per la nostra o per altre comunità.

Il ministro, giustamente, ha parlato di ottimizzare l’uso delle risorse, di evitare le duplicazioni, di fare sistema con il mondo privato. Non ha parlato specificamente dell’Argentina, ma lo ha fatto, in un’altra riunione alla Camera, il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica. Così mentre il titolare della Farnesina ha ricordato che nel mondo studiano l’italiano ben 280mila persone, il sen. Mantica ha detto che in Argentina il numero degli studenti di italiano ammonta a 82.000. Inoltre, quando ha parlato delle scuole italiane, l’on. Frattini ha ricordato i casi di scuole all’estero come quelle di Madrid, Barcellona, Parigi, Zurigo, Addis Abeba, completamente (o quasi) sostenute dallo Stato italiano, spiegando che “le Scuole devono trasformarsi in modello bilingue: accanto all’italiano si studia nella lingua madre del paese”, aggiungendo: “Puntiamo a inserire l’italiano e altre materie curriculari nei programmi scolastici delle scuole straniere”. Alcuni dati sulla realtà dell’insegnamento dell’italiano in Argentina sono stati snocciolati dal sottosegretario Mantica.

La realtà dell’Argentina, che il ministro non ha elencato, è fatta di una scuola quale la Cristoforo Colombo di Buenos Aires, tra le migliori di Buenos Aires, che è solo parzialmente sostenuta dall’amministrazione italiana. Ma ci sono numerose altre scuole non soltanto a Buenos Aires e dintorni (Centro Culturale Italiano di Olivos, Alessandro Manzoni di Villa Adelina, Giovanni Pascoli di José C. Paz, Istituto di Cultura Italica di La Plata, Ugo Foscolo, Edmondo de Amicis, di Buenos Aires, per citare solo alcune), ma anche nell’interno, come le scuole della Dante Alighieri di Rosario, la Dante Alighieri di Cordoba, quella di Rio Cuarto, la scuola del Centro Italiano di Mendoza, la Dante Alighieri di Bariloche, la Dante Alighieri di Tucumán. Tutte scuole costruite con l’impegno e con i soldi degli italiani emigrati e sostenute lungo gli anni e i decenni dalla comunità, con il contributo, a volte, dello Stato italiano.

Ci sono poi l’Associazione Dante Alighieri di Buenos Aires e oltre un centinaio di comitati della Dante in tutta l’Argentina, per diffondere l’italiano e la cultura italiana. Solo alla Dante di Buenos Aires studiano oltre seimila alunni nelle sue quattro sedi. Una Dante alla quale è stata affidata la gestione dell’accordo del Comune di Buenos Aires con il Consolato generale d’Italia a Buenos Aires, che ha consentito l’insegnamento dell’italiano in una settantina di scuole della capitale argentina, a migliaia di bambini e giovani. E come ente gestore paga dal suo bilancio il personale che si occupa della gestione del citato accordo.

D’altra parte i fondi che la Dante di Buenos Aires riceve dall’Italia, ormai sono simbolici: sono pari a poco più dell’uno per cento del suo bilancio. Un bilancio che comprende anche il sostegno deficitario dell’Istituto Superiore Dante Alighieri, il professorato della Dante. In altre parole, la benemerita opera della Dante di Buenos Aires, che oltre ai corsi di lingua e cultura italiane e al “professorato” comprende, tra l’altro, i cicli culturali nelle sue quattro sedi, una biblioteca di trentamila volumi italiani come ci sono poche fuori d’Italia, l’attività editoriale e la formazione docente, si sostiene con le rate dei suoi alunni.

Un esempio di partecipazione privata alla promozione e alla diffusione della cultura italiana che certamente non viene riconosciuto. Ma non è che la Dante di Buenos Aires opera per ottenere il riconoscimento pubblico. Lo fa adempiendo alla sua missione istituzionale di promuovere la cultura italiana. Questo esempio di impegno e questa risorsa che all’Italia non è costata niente - al pari di tante altre simili realtà in altre città dell’Argentina - non solo non è apprezzato, ma addirittura viene osteggiato. Come può essere considerato altrimenti il piano dell’Istituto Italiano di Cultura di costruire aule nella sede vecchia del Consolato, per fare corsi di italiano, evidentemente in concorrenza con la Dante dalla cui sede la separano meno di dieci isolati?

Quanto costa la costruzione delle aule? Quanto costeranno gli insegnanti che, se verranno dall’Italia, avranno stipendi italiani, superiori a quelli argentini?

Si dirà che l’IIC ha, tra le sue missioni, proprio l’insegnamento dell’italiano e che i corsi costituiranno una fonte di ingressi per sostenere le attività dell’Istituto. La domanda da rispondere è, se nel quadro della collaborazione tra pubblico e privato, nella tanto proclamata ricerca delle sinergie, qualcuno ha cercato di ottenere - o almeno se ci ha pensato su - l’interazione tra le due realtà, quella pubblica italiana costituita dall’IIC e quella privata, figlia della nostra comunità, costituita dall'Associazione Dante Alighieri di Buenos Aires. Da quel che sappiamo, nessuno lo ha fatto.

I corsi di italiano all’IIC, che si prevede comincino nei prossimi mesi, non metteranno in crisi la Dante di Buenos Aires, fondata nel 1889. Ma forse i fondi per costruire le aule e per avviare i corsi, potevano essere utilizzati meglio, per fare un esempio, in un programma di attività culturali dell’IIC più ambizioso, per contenuti o per diffusione verso l’interno dell’Argentina. Idee chiare sulla diffusione della cultura italiana all’estero. Almeno per quel che riguarda l’Argentina, sembra che sia proprio quello che manca.


Marco Basti - ItaliachiamaItalia


















































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