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Mon, 27 Jul 2009 17:00:00

Bolivia alla prova della “indipendenza energetica” di Lula




Brasilia sul piano energetico fa sul serio: non è un mistero per nessuno






La Bolivia inizia a “pesare” la scelta dell’indipendenza energetica brasiliana. Il governo di La Paz ha resi noti i dati di crescita e le prospettive di sviluppo del paese rivelando una volta di più la relazione di questi con la domanda di gas proveniente da Brasilia. Il prodotto interno lordo boliviano del primo trimestre del 2009 è cresciuto del 2,11 per cento, ha spiegato il ministro dell’Economia Luis Arce. Un buon risultato, se comparato con quelli di altri paesi della regione, ma non se messo a confronto con il 6 per cento secco riportato a marzo del 2008. “La crescita del 2,11 per cento è collegata al mercato degli idrocarburi, dal momento che non si è potuto raggiungere la produzione sperata come effetto della diminuzione della domanda dal Brasile”, ha detto Arce in un’intervista alla radio statale patria Nueva. La produzione di idrocarburi nel primo trimestre del 2009 è calata di quasi il 20 per cento, ha spiegato Arce sottolineando il passaggio dal miliardo e 173 milioni di dollari ottenuti nella vendita del gas al gigante sudamericano nel gennaio-marzo del 2008 agli attuali 854 milioni di dollari.

Dati che risentono indubbiamente anche del calo del prezzo del gas, collegato a sua volta alle dinamiche internazionali dei costi del petrolio. Ma che illustrano bene quale direzione può prendere l’economia boliviana con l’incedere della politica di “indipendenza energetica” lanciata dal presidente Inacio Luis Lula da Silva a marzo scorso. Il capo di Stato brasiliano, presentando nuovi impianti di rigassificazione, aveva detto che il suo paese non sarebbe più dipeso dagli “umori di nessuno” e, fermi restando i negoziati con la vicina Bolivia, avrebbe provveduto a integrare la arricchita offerta energetica interna con una diversificazione nel mercato. La Paz conta di poter raddrizzare entro l’anno la situazione economica proprio grazie a una ripresa della domanda di gas dal Brasile. “Se l’Ypbf (l’ente nazionale degli idrocarburi) mantiene la stessa quota di produzione del 2008, potremo portare la crescita del Pil al 4 per cento entro dicembre”, ha sottolineato li ministro dell’Economia per il quale il Brasile “ha bisogno di gas. Quando tornerà l’estate dovrà consumare più gas per la refrigerazione. Ci sono margini per migliorare la produzione”, ha stimato Arce.

D’altro canto, che Brasilia sul piano energetico faccia sul serio non è un mistero per nessuno. La difesa accesa dei biocombustibili dinanzi alle remore europee e nordamericane è uno degli scenari che provano la determinazione di Lula in materia. Un segnale importante viene anche dall’accordo siglato nel fine settimana con il Paraguay per i diritti di sfruttamento della diga di Itaipú. Brasilia e Asunción dividevano a metà l’energia idroelettrica della più grande diga del mondo, ma il Paraguay non ne sfruttava che una parte residua dovendo rivendere l’eccesso al Brasile e solo a un prezzo di costo. Lula ha permesso al paese vicino la rivendita degli eccessi a un prezzo di mercato, ma non a paesi terzi, garantendosi il mantenimento di una fornitura fissa, seppure più cara.

E se è vero che il Brasile non vuole più sottostare agli umori di La Paz, anche la Bolivia si prepara a diversificare. Ne è prova l’intesa cui sta lavorando il governo di Evo Morales con il vicino Uruguay. Un accordo grazie al quale la Bolivia potrà dotarsi di un accesso al mare, lato Oceano Atlantico, grazie all’utilizzo della rete dei porti fluviali uruguaiani. Oltre a promettere risorse energetiche a prezzi favorevoli a Montevideo (garantendosi comunque uno zoccolo aggiuntivo di produzione), La Paz potrà aprire il suo mercato a destinazioni fin qui non sfruttate e, una volta risolti i non facili nodi politici e finanziari dell’accordo, smerciando il gas a prezzi di mercato.


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