Non c'è il minimo dubbio oramai che il Brasile sia una delle più grandi economie in via di sviluppo e che uno degli interessi maggiori sia rivolto verso l'ambiente.
I brasiliani sono molto attenti ed, al tempo stesso, preoccupati delle conseguenze derivanti dal problema del surriscaldamento globale. La ricerca portata avanti dal PewReserch Center, nell'ultimo rapporto "Pew Global Attitudes Survey" (http://pewglobal.org/reports/pdf/264.pdf), dimostra come per il 90 per cento il problema del surriscaldamento globale sia un problema da prendere molto sul serio. L'attenzione verso i cambiamenti climatici dei brasiliani è al primo posto a livello mondiale. Nella speciale classifica del rapporto, il secondo posto è occupato dagli Argentini con il 69 ed il terzo dai francesi con il 68 per cento, a pari merito con indiani e Sud coreani. Negli ultimi posti troviamo gli americani con il 44 ed i cinesi con il 30 per cento.
L'attenzione verso il problema del surriscaldamento globale si traduce anche in volontà e disponibilità di risolverlo, visto che il 48% dei brasiliani si dice disposto anche a dover pagare più cara l'energia elettrica ed il cibo, in cambio di un’efficace lotta contro i cambiamenti climatici. Una percentuale ancora superiore, il 79% degli stessi brasiliani si dice inoltre disposta a mettere in atto una crescita ed uno sviluppo più lenti, se questo dovesse servire a proteggere posti di lavoro ed ambiente.
Anche le azioni del governo di Luis Inacio Lula da Silva sembrano andare esattamente verso l'ambiente. Durante il mese di Luglio, infatti, è stata prolungata fino al 2010 la moratoria della soia per l'Amazzonia. Il Ministro brasiliano per l'ambiente, Carlos Minc, l'Associazione brasiliana di oli vegetali (ABIOVE) e l'Associazione nazionale esportatori di grano (ANEC) hanno prolungato l'impegno, preso nel 2006, a non commercializzare la soia proveniente dalle zone dell'Amazzonia che sono state disboscate dopo il 24 Luglio 2006. Grazie a questa moratoria la soia non è più il motore principale della deforestazione selvaggia dell'Amazzonia. Durante i tre anni di attuazione della moratoria sono stati raggiunti importanti risultati; sono state infatti identificate, grazie ad immagini satellitari, le proprietà che non sono conformi e rimosse dagli elenchi delle associazioni. La moratoria ha permesso anche la registrazione ed il rilascio della licenza ambientale delle attività rurali, il registro infatti individua l'esatta ubicazione del terreno, ed identifica il proprietario.
Ma non finisce qui. Dal mese di Aprile il governo brasiliano impone a società petrolifere, a centrali elettriche ed a carbone di compensare le emissioni di carbonio, riforestando e piantando alberi. E se non lo fanno? Perdono le loro licenze e non saranno in grado di rinnovarle in maniera legale. Secondo dati forniti dal Ministero, in Brasile le centrali elettriche sono responsabili di emissioni per un totale di 14 milioni di tonnellate CO2 all'anno. Una centrale elettrica capace di generare 100 Mw/h dovrà riforestare e piantare un totale di 600 alberi all'anno. Attraverso quest'azione si prevede che per il 2017 nel Paese saranno stati piantati 3 milioni di nuovi alberi. Oltre al Piano di rimboschimento le società dovranno gestire un impianto di aree forestali secondo i criteri della sostenibilità e prendersene cura per dieci anni.
La salvaguardia e l'attenzione per l'ambiente passano anche attraverso un attento controllo del ciclo di smaltimento dei rifiuti. E' di poche settimane fa la notizia di una nave conteiner rispedita in Gran Bretagna dal governo brasiliano perchè il suo carico di rifiuti non corrispondeva ai parametri di smaltimento. L'incidente ha scandalizzato l'opinione pubblica ed è stato necessario un intervento molto critico del Presidente Lula e del Ministro dell'Ambiente Minc, i quali affermavano il proprio stupore per come i Paesi sviluppati, impegnati nella salvaguardia ambientale attraverso la tecnologia, possano utilizzare quelli poveri come pattumiere per inviare i loro rifiuti domestici per essere poi bruciati e sepolti.
La battaglia ai cambiamenti climatici in Brasile passa anche attraverso l'agricoltura sostenibile ed è questo lo strumento che hanno scelto nello Stato di Piauì, nel Nord del Paese, attraverso il progetto "Agrobrasil Bioenergia", un progetto di agricoltura integrata, che cerca di sfruttare le risorse naturali disponibili e che coinvolge 310 soci-produttori. Nel progetto vengono sperimentate alcune miscele di coltivazioni locali quali Jatropha Curcas, palma di Babazu e Acerola per produrre biokerosene e sono in fase di sperimentazione anche coltivazioni di alghe, per abbassare i costi e raggiungere l'autosufficienza energetica. L'obiettivo finale è di ottenere un'ottima miscela di biocombustibile per aviazione. Questo permetterebbe un significativo sviluppo della regione, in vista di un'importante fase di produzione destinata successivamente all'esportazione.
Per concludere, i segnali dello sviluppo "verde" brasiliano, riportando i dati della produzione di biocombustibili di 41 impianti attualmente esistenti, che nel 2008 hanno prodotto oltre 1.200 milioni di litri di biocarburanti, prevedono un aumento per il 2009 nell'ordine del 50%, con una produzione di circa 1.800 milioni di litri annui. In relazione all’indipendenza energetica ed alla riduzione in maniera significativa delle emissioni di gas a effetto serra non possiamo dimenticare le potenzialità offerte dalle energie rinnovabili, mercato caratterizzato dall’impiego eolico. La capacità eolica oggi installata in Brasile ammonta a circa 247 MW ed ulteriori 149 MW sono in costruzione. Secondo l’atlante eolico infatti il potenziale è stimato in 143.000 MW.
Marco Fattorini - Italia chiama Italia
Fonti :
http://www.greenpeace.org/usa/news/amazon-soy-moratorium-extended-072809
http://www.ens-newswire.com/ens/apr2009/2009-04-14-01.asp
http://www.reuters.com/article/environmentNews/idUSTRE5745BW20090805?feedType=RSS&feedName=environmentNews
http://www.bbc.co.uk/mundo/participe/2009/07/090703_participe_agrobrasil_am.shtml