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Home / Brasile / Italiani all'estero, Liste di attesa per la cittadinanza a San Paolo: la nota di chiarificazione del Console Generale Marsilli
Tue, 10 Nov 2009 20:44:00

Italiani all'estero, Liste di attesa per la cittadinanza a San Paolo: la nota di chiarificazione del Console Generale Marsilli


San Paolo, Brasile


Ecco il testo della nota



SAN PAOLO - Il Console Generale d’Italia a San Paolo, Marco Marsilli, ha trasmesso al periodico "Oriundi" una "Nota di chiarificazione e risposta" in merito alla vicenda delle irregolarità pubblicate sullo stesso periodico che ne denunciava gli aspetti più oscuri, mentre il Comites si mostrava più cauto. Vicende riprese successivamente dal quotidiano "Folha de Sao Paulo".

Questo il testo della nota consolare.

"Il mensile "Oriundi" di cui è editore il sig. Vezio Nardini ha pubblicato nel numero di settembre un lungo servizio intitolato "Sceneggiatura di una Investigazione" (riprodotto anche in lingua portoghese) nel quale si tenta di avvalorare l'esistenza di diffuse irregolarità e, financo, di gravi violazioni di leggi nell'attività del Consolato Generale d' Italia in San Paolo, all'evidente intento di gettare il discredito sull'immagine pubblica dell'Istituzione, del Titolare pro tempore e dei Collaboratori della stessa, e di infondere presso la Comunità residente il seme del dubbio e del sospetto.

A questo riguardo va sottolineato come il sig. Nardini non sia nuovo a questo tipo di atteggiamento, che – basato sulla distorsione della verità e sulla manipolazione dei fatti - va ben oltre a quel diritto/dovere di cronaca (e, se del caso, anche di critica) ovviamente riconosciuto ai Rappresentanti della stampa nei rapporti con gli Amministratori pubblici.

Credo sufficiente, a conferma di quanto precede, ricordare come il Comites di San Paolo, nell'esprimere parere negativo alla concessione ad "Oriundi" del contributo per la stampa italiana all'estero per il 2008, abbia tenuto conto dell'"uso fazioso o strumentale di notizie ed informazioni che hanno accentuato la tendenza dell'editore ad utilizzare il giornale più come bollettino personale che come strumento di comunicazione a servizio della Collettività".

Ritornando alle "investigazioni", le accuse mosse dal sig. Nardini sono in particolare dirette nei riguardi dell'attività della c.d. "task force cittadinanza", la nuova struttura consolare che - fortemente invocata dalle foltissima collettività italo-brasiliana qui residente al fine di ridurre (e, possibilmente, eliminare) le assai consistenti file di attesa – ha iniziato a San Paolo la sua attività nel giugno di quest'anno, dopo avere funzionato a titolo sperimentale a partire dall'agosto del 2008.

In tale contesto, il forte investimento, in termini di risorse umane e materiali, profuso dal Ministero degli Esteri e le più che giustificate aspettative di trasparenza e di efficienza riposte dall'Utenza costituiscono, nell'ottica del sig. Nardini, i due obiettivi da colpire, attraverso la scenografica presentazione di cifre iperboliche (migliaia e migliaia di casi di asserite irregolarità nella gestione dell'attività corrente) che - se minimamente basate nei fatti - dovrebbero trovare anche un qualche riscontro nella realtà, in primis sotto forma di una miriade di denunce concrete, delle quali non si ha viceversa traccia.

A questo riguardo, desidero ricordare come in qualsiasi attività gli errori siano, nonostante ogni consentita attenzione, sempre in agguato, soprattutto quando - come nel caso della "task force" - l'operato ha come destinatari decine e decine di migliaia di utenti. Ciò premesso, gli ordini di grandezza evocati, sul piano delle irregolarità, dal sig. Nardini, rappresenterebbero - se fondati anche solo in minima parte - un fenomeno di tale portata da provocare (e questo ben prima della denuncia di "Oriundi") ripercussioni esterne di portata - oserei dire - dirompente. Al contrario, va invece sottolineato come ogni situazione di dubbio sin qui verificatasi sia stata affrontata e risolta in modo tutt'altro che conflittuale, dietro segnalazione e attraverso il contatto con le persone interessate.

Passando ad analizzare la "sostanza" delle accuse mosse dal sig. Nardini, che partono dalla supposta utilizzazione di una pluralità di liste per la convocazione degli Aspiranti Cittadini, contraddittorie fra di loro soprattutto per quello che concerne l'ordine progressivo di iscrizione, va innanzitutto chiarito il punto essenziale.
Le convocazioni in parola (arrivate nel frattempo a sfiorare la significativa "Quota 10.000" degli iscritti) avvengono sulla base di una unica lista ufficiale in access custodita con ogni precauzione e affidata per il controllo e per i seguiti operativi al Vice Console. L'elenco pubblicato nel sito del Consolato Generale per le sue caratteristiche "storiche" (più versioni nel corso del tempo, facendo non a caso il sig. Nardini riferimento a una "vecchia" così come a una "nuova" lista) e anche per esigenze di natura tecnica (rilevanti dimensioni della stessa che hanno portato alla suddivisione in vari files) possiede soprattutto valore di documento a fini di informazione e di trasparenza verso l'Utenza, senza potere assicurare (così come fatto presente a Utenti che ne hanno fatto richiesta) una completa corrispondenza con la lista "ufficiale".
Per quanto concerne "i numeri" ai quali - senza alcun tentativo di approfondimento - il sig. Nardini fa acriticamente riferimento per lanciare la gravissima e irresponsabile denuncia dell'esistenza di una "mafia consolare", una più oggettiva (o meno tendenziosa) interpretazione degli stessi porta, viceversa, a inquadrare tali riscontri quantitativi all'interno di logiche di normale e corretta amministrazione.

In particolare:

a) le 9.505 cittadinanze concesse dal Consolato Generale nel 2008 e le 6.500 concesse nel precedente 2007 "in presenza di una fila d'attesa rigorosamente ferma" sono evidentemente da ricondurre non a nuovi riconoscimenti di cittadinanza (le c.d. "ricostruzioni") e bensì agli atti di nascita dei figli di Italiani qui residenti, raccolti anche attraverso l'intesa in vigore con i Patronati. Pertanto se siamo certamente in presenza di nuovi cittadini "jure sanguinis", non si parla qui di persone in lista d’attesa!

Tale constatazione emerge, del resto, evidente dalla lettura delle annuali rilevazioni statistiche, documenti circolati anche presso i Comites e, di conseguenza, verosimilmente in possesso anche del sig. Nardini.

b) il dato dei 7.442 "buchi" presenti nella c.d. "vecchia lista" e, secondo l'interpretazione avvalorata dal sig. Nardini, creati ad arte per rivendere i posti corrispondenti a "10.000 Euro ciascuno" (altra accusa tanto grave quanto irresponsabile) corrisponde pressoché per completo a tutti coloro che avevano inviato la propria "prenotazione" senza indicare il nome e cognome del proprio avo, ovvero a coloro che nella stessa "vecchia lista" erano elencati nella tabella "Dante Causa".

Una semplice verifica avrebbe permesso di evitare questo clamoroso "equivoco", che il sig. Nardini - per difetto di professionalità - trascina del tutto arbitrariamente anche nel resto delle sue considerazioni;

c) il grossolano errore sopra descritto spiega anche la "misteriosa comparsa/scomparsa" di numerosi nomi. Tutti quelli citati come "scomparsi" dal sig. Nardini sono difatti presenti in sede di "vecchia lista", nella tabella "Dante Causa". Per non citare che un esempio, il cognome “Capretz” (secondo il sig. Nardini comparso solo nella "nuova lista") era presente anche nella "vecchia", ma senza il nome dell’avo (era inserito infatti nella lista "Dante Causa");

d) venendo alla accusa di "salti di numeri" e di avanzamenti assai consistenti nella fila di attesa (in taluni casi di migliaia di posti), un controllo a campione condotto sul numero 17.029 ("diventato" numero 3.568) fa evincere l'esistenza di una semplice "doppia prenotazione". La persona in questione ha inviato due "requerimentos", il primo (con il numero più basso) quando ancora non conosceva il nome dell’avo (che infatti non è riportato), il secondo dopo avere scoperto il nome dell’avo italiano (in questo caso il nome, infatti, compare). Lo stesso esito si è avuto per le altre coppie di numeri citati nell'articolo (ad esempio "13.263 e 3.522" e via di seguito);

e) lo stesso principio si applica anche con riferimento alla “sparizione dei dante causa” di cui il sig. Nardini fa allarmata menzione nel punto 4) della sua "investigazione". Anche in questo caso, l'editore di "Oriundi" compie l'errore già evocato in precedenza, non accorgendosi della banale circostanza che molti Aspiranti Cittadini hanno trasmesso due prenotazioni, la prima senza indicare il "dante causa" e la seconda, invece, fornendolo (evidentemente per timore che la "prenotazione" senza indicazione del nome dell’avo non venisse presa in considerazione dal Consolato Generale).

Le spiegazioni qui fornite - sulle quali mi sono volutamente dilungato - ritengo rappresentino una risposta adeguata ad accuse che, lo affermo con cognizione di causa, trovano nella malafede e nella volontà calunniatoria il solo movente.

Su tale sfondo, a tutela dell'immagine dell'Istituzione che dirigo e della mia personale, ho dato mandato ai legali al fine di verificare gli estremi per la presentazione delle opportune querele contro il sig. Vezio Nardini".

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