Tra una critica ai potenti assenti e una proposta per contrastare la fame nel mondo, spunta anche Cesare Battisti. Più che per il suo contributo alla causa, nei giorni romani del vertice Fao l’Italia sta facendo parlare per il noto terrorista, ancora fermo in terra brasiliana. Questo uno degli argomenti affrontati nell’incontro di oggi a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva che, però, avrebbe evitato di approfondire il discorso. “Prima di esprimersi, attende la decisione della magistratura”.
Durante il vertice bilaterale di oggi Caso Battisti, Berlusconi ne ha parlato con Lula
La spiegazione dell’atteggiamento di Lula è nelle parole del deputato Pd eletto in Sud America, On. Fabio Porta, presente all’incontro in qualità di presidente dell’associazione ‘Italia-Brasile’. Al termine dell’incontro, abbiamo chiesto al parlamentare di raccontarci questo vertice Fao con gli occhi di chi risiede in uno dei Paesi colpiti dalla fame nel mondo, il Brasile.
Si è concluso da poche ore l’incontro tra il premier italiano e il presidente Lula. Si può parlare di risultati positivi?
Al di là degli esiti futuri, già il solo fatto che si siano incontrati è un dato positivo e importante, dopo il rinvio avvenuto nei mesi scorsi di una possibile missione di Berlusconi in Brasile. Sono convinto che l’Italia debba guardare con più attenzione a questa terra, ad esempio applicando finalmente dei miglioramenti all’assistenza per i nostri connazionali lì presenti anche dal punto di vista della rete consolare, viste le lunghezze dei tempi delle pratiche burocratiche.
Quindi il giudizio è positivo solo se rivolto al fatto che, finalmente, si è tenuto un incontro tra Lula e Berlusconi? O si prevedono dei passi in avanti nei rapporti tra i due Paesi?
Per vedere dei risultati sui contenuti bisognerà aspettare i prossimi mesi. Il Brasile merita la stessa attenzione che è stata data, per citare un altro caso, alla Russia. Finora il governo non ha dimostrato la stessa attenzione del precedente che, con Prodi e D’Alema, aveva una strategia precisa e coordinata. In realtà, quello che mi interessava dell’incontro era che Lula parlasse di Battisti, ma non l’ha fatto.
Lula non ha un atteggiamento chiaro sulla vicenda?
Il presidente Lula, in questo momento, sta aspettando la decisione finale della Corte di Cassazione brasiliana e non si sta esprimendo in nessun senso proprio per questo motivo. Spero che la decisione sia quella che ci aspettiamo, sia da destra che da sinistra.
Il caso Battisti ha messo maggioranza e opposizione dalla stessa parte? Che risposta avete avuto dalle istituzioni brasiliane?
Siamo all’ennesima vigilia. Speriamo che, tra un paio di giorni, arrivi la decisione finale e che sia favorevole all’estradizione. Tutto il Parlamento italiano è orientato in questa direzione. Io e Marco Lupi abbiamo incontrato il presidente della Camera del Brasile, e abbiamo riscontrato un atteggiamento di ascolto da parte delle istituzioni brasiliane. Noi le rispettiamo, e con esse rispettiamo anche la magistratura.
Il vertice Fao ha fatto parlare di sé più per le assenze dei grandi della terra che per il suo tema originario. A quali fattori sono dovute queste assenze? C’è un generale disinteresse?
Quello della fame nei Paesi poveri, purtroppo, non è un problema nuovo e gli Stati più sviluppati sono sempre pronti a fare grandi dichiarazioni d’intenti in occasioni come il G20 o il G8, salvo poi dimenticare gli impegni presi. In questo momento c’è anche un problema in più, la congiuntura economica che ha colpito soprattutto anche gli Stati Uniti, dove Obama sta riscontrando anche dei problemi interni al suo stesso partito. L’unica nota positiva viene proprio dai Paesi emergenti che, rendendosi conto della gravità del problema poiché lo vivono in prima persona, iniziano a imporsi sulla scena.
Questo vertice può essere ugualmente decisivo sul tema della fame nel mondo, se a mancare sono proprio i Paesi che possono offrire un contributo positivo?
Il vertice è ugualmente importante. La dichiarazione che ne uscirà, anche se non obbliga nessuno a azioni specifiche, rappresenterà comunque una presa di coscienza e un momento importante.
E, in questo scenario, quale ruolo gioca l’Italia?
L’Italia si trova in una situazione imbarazzante perché ospita il vertice, e quindi è presente, ma invece di avere un ruolo guida, come dovrebbe essere, è latitante sul tema degli aiuti. Tra le grandi economie della Terra è uno degli ultimi Paesi a contribuire alla lotta della fame nel mondo.
La latitanza è dovuta a una scelta politica o a oggettive difficoltà economiche?
Alla mancanza di una visione politica interessata all’argomento. Questa maggioranza ha dimostrato una visione miope.
Insieme agli altri eletti all’estero del Pd avete scritto una lettera, pubblicata anche da Italiachiamaitalia.com, in cui protestate per i tagli in finanziaria dei fondi destinati agli italiani all’estero. Avete avuto risposte? Promuoverete altre iniziative di questo tipo?
Per ora nessuna risposta. Tra pochi giorni inizieremo la discussione sulla finanziaria e riproporremo le richieste della lettera chiedendo anche agli altri eletti all’estero del Pdl un impegno forte in questo senso.
Dai vostri colleghi della maggioranza avete avuto risposte positive?
Da parte degli eletti all’estero del Pdl c’è la disponibilità a lavorare insieme e a presentare, e votare, insieme gli emendamenti che, almeno, recuperino quello che è stato tolto. Ora la disponibilità è da verificare.
Se il Pd fosse al posto dell’attuale maggioranza, come si comporterebbe? Dove prenderebbe i soldi per gli italiani all’estero, con le emergenze dell’Abruzzo, di Messina e della crisi?
Credo che, quando ne ha voglia, il governo sia perfettamente in grado di trovare i soldi, con lo scudo fiscale e altri tipi di recupero. Quando parliamo di bilancio per gli italiani all’estero, inoltre, parliamo di cifre non significative sull’intera manovra finanziaria. Credo quindi che i sodi si possano trovare.
Anche gli eletti all’estero del Pdl continuano a ripetere che la cifra richiesta per il settore è minima nel complesso della Finanziaria. Se è così ininfluente, per quale motivo il governo dovrebbe negarla?
Perché continua a non considerarci rilevanti, nonostante i 4 milioni di italiani nel mondo che vengono dimenticati dalla politica sociale. In periodo di crisi, si taglia si taglia ovunque e le politiche di Tremonti hanno colpito tutti.
Anche in questo caso, una scelta politica o obbligata dalla situazione economica?
È una penalizzazione verso un elettorato considerato prima amico del governo e ora non più. Finché anche gli investimenti nel sociale e nella cultura saranno prese dal ministro dell’Economia non ci saranno risorse nè per la cooperazione né per la rete consolare.
Lei è tra i firmatari di una proposta di legge sull’introduzione dello studio dell’emigrazione nelle scuole italiane. La scuola pubblica italiana non ha già altro a cui pensare?
La considerazione pessimista e polemica verso l’italianità nel mondo deriva proprio da una scarsa conoscenza dell’importanza, nell’economia e nella cultura, rivestita dalla nostra emigrazione. È una proposta bipartisan condivisa e sottoscritta anche dalla maggioranza, compresi Di Biagio e Zacchera. Nelle prossime settimane, insieme a Di Biagio e ad altri firmatari, cercherò di realizzare diverse iniziative a Perugia e a Padova per sensibilizzazione l’opinione pubblica sul tema e calendarizzare la proposta alla Camera.
I fondi della scuola sono stati tagliati e inizia l’era del maestro unico. Pensate che la vostra proposta sia concretamente realizzabile? Le lezioni avrebbero bisogno di altri insegnanti?
Questa proposta non incide sui costi perché vogliamo promuovere dei progetti speciali. Non introduciamo una nuova materia e non abbiamo bisogno di nuovi professori. Vogliamo solo introdurre dei percorsi multidisciplinari sul tema che attraversino le diverse materie coinvolte (come la geografia e la storia). L’immigrazione non è una materia che può essere inquadrata rigidamente.
Prossime iniziative dell’associazione?
A pochi mesi dalla sua costituzione e a poche settimane dalla prima iniziativa ufficiale in Italia, i vertici dell’associazione “Italia-Brasile” hanno partecipato attivamente a San Paolo alla ‘missione di sistema’ promossa da Ice, Confindustria e dal Ministero dello Sviluppo Economico, con la partecipazione dell’Associazione Banche Italiane e la collaborazione attiva dell’Ambasciata d’Italia in Brasile. Ci parli della missione…
Barbara Laurenzi - Italia chiama Italia