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Fri, 29 Jan 2010 09:12:00

Brasile 2010: un anno promettente! - di Rafael Bassoli


Un momento del carnevale in Brasile


Un anno ricco per il Brasile. Una terra dove ancora, però, è bassa la presenza di investimenti italiani sul territorio

di Rafael Bassoli




Il 2010 promette essere un anno piuttosto interessante per il Brasile. Non sarà di sicuro un anno producente, questo è poco ma sicuro, visto che, tradizionalmente, l’anno “vero” inizia in Brasile solo dopo il carnevale. A questo però siamo abituati, visto che il carnevale c'è ogni anno.

Il 2010 però ha qualcosa in più, passata la settimana della festa carnavalesca dove il paese chiude e riapre solo la settimana dopo, tutte le attenzioni della nazione si rivolgeranno ad un solo posto: il Sud Africa! Eh sì, perché il neonato 2010 è anche l'anno dei mondiali di calcio, l’evento più importante di tutti per i brasiliani.

Bisognerà stare attenti ai risultati dei campi perché possono influenzare positivamente o negativamente il risultato del terzo evento di spicco per la nazione verdeoro in questo 2010: le elezioni generali. Anche se - paradossalmente - di un’importanza molto minore rispetto ai mondiali di calcio, in Brasile nel 2010 si va a votare, per il presidente della Repubblica, Camera, Senato, governatori degli stati federali e le rispettive giunte.

Lasciamo perdere la discussione costituzionale sul fatto di avere le elezioni del presidente e dei governatori insieme a quella del Parlamento: l’importante è che questo sarà un anno di forti emozioni in Brasile. Forti emozioni e poco lavoro parlamentare, soprattutto per i politici che saranno troppo impegnati a festeggiare il carnevale, a tifare per la Seleção, a cercare la rielezione e quindi non ci possiamo aspettare grandi riforme o cambiamenti sostanziali dal parlamento brasiliano quest’anno.

Per quanto riguarda la comunità italiana in Brasile, ad oggi viviamo la stessa situazione con la quale abbiamo chiuso il 2009: non si va da nessuna parte. Il candidato alla presidenza della Repubblica dell’opposizione, il governatore di San Paolo José Serra, è figlio di immigrati italiani, cosa che potrebbe forse contribuire a un rafforzamento nei rapporti bilaterali,  caso mai venisse eletto. A parte questo il mondo italiano in Brasile rispecchia un po’ quello degli altri paesi: silenzio e attesa. Il rumore delle elezioni regionali non si fanno sentire da queste parti e non sappiamo ancora i numeri finali della campagna di tesseramento del Pdl nel mondo per sapere se gli appelli rivolti da Di Biagio agli italiani nel mondo abbia avuto eco in Brasile.

Il Brasile è in un modo o nell’altro un paese che farà parlare di sé d’ora in poi, sia per il suo nuovo ruolo di leadership regionale, sia per la crescita economica che anche se non ha i numeri di Cina e India, piace agli investitori internazionali poiché il Brasile appare come un paese molto più affidabile e serio dei suoi compagni dei Bric.
 
Noi restiamo sempre attenti perché riteniamo ancora che gli scambi commerciali fra Brasile e Italia siano infimi, che l’immensa nazione italo-brasiliana continui ad essere poco osservata dalle aziende italiane - bassissima la presenza sul territorio brasiliano (a parte poche e lodabili eccezioni) - e che la cultura italiana in Brasile sia trascurata. Speriamo che il 2010 sia l’anno in cui queste mancanze inizino a diminuire e che Brasile e Italia comincino a guardarsi di più, a collaborare di più e a sviluppare tutto il potenziale che insieme possono certamente esprimere con più forza.

Rafael Bassoli - Italia chiama Italia

 

















































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