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Thu, 16 Sep 2010 20:25:00

Italiani nel mondo, Porta (Pd): Rendere inattaccabile il voto all’estero




Il deputato residente in Brasile attacca il governo: 'La logica dei tagli lineari dell’attuale governo penalizza fortemente i capitoli di bilancio che già soffrivano per l’esiguità del loro finanziamento; è questo certamente il caso delle politiche per gli italiani all’estero'.

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“Credo in primo luogo di essere riuscito a conciliare bene il lavoro parlamentare con il rapporto con la collettività italiana che mi ha eletto; non era facile né scontato riuscire a conciliare una presenza puntuale a Montecitorio con le pressanti esigenze degli italiani che vivono in Sudamerica”. Così risponde Fabio Porta, vicepresidente del Comitato per gli italiani all’estero della Camera alla domanda posta dal Giornale del carabiniere su quali sono i progetti realizzati e quelli che ancora vorrebbe attuare dopo i due anni da deputato.

"Sul piano legislativo più specifico, vorrei evidenziare il mio impegno per la riforma del Consiglio Generale degli italiani all’estero - continua -, con la presentazione della proposta di legge del Partito democratico alla Camera della quale sono il primo firmatario, ma anche la mia proposta di legge sull’introduzione dell’insegnamento della storia delle migrazioni nelle scuole italiane, della quale vado particolarmente orgoglioso e che vorrei fosse approvata entro questa legislatura anche per celebrare degnamente e in maniera non solo retorica i 150 anni di storia italiana”.

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Per quanto riguarda l’ipotesi che non siano derivati solo da problemi economici e politici i tagli effettuati dalle due ultime finanziarie che hanno penalizzato gli italiani all’estero, Porta dice che “la logica dei tagli lineari dell’attuale governo penalizza fortemente i capitoli di bilancio che già soffrivano per l’esiguità del loro finanziamento; è questo certamente il caso delle politiche per gli italiani all’estero. I tagli che ci hanno riguardato sono stati pesanti, andando anche al di là delle percentuali dei tagli lineari; in alcuni casi (assistenza e scuola, per esempio) abbiamo anche superato il 50% di riduzione dei fondi in relazione alle somme stanziate dal governo Prodi per gli stessi interventi. Non credo però che il problema sia solo di carattere economico; il governo e la maggioranza che lo sostiene si sono mostrati fin dall’inizio della legislatura ostili al sistema di rappresentanza (Comites e Cgie) proponendo e appoggiando una legge presentata al Senato che ne mortifica i princìpi ispiratori e li ridimensiona quantitativamente e qualitativamente. Ma la lista potrebbe continuare e faccio qui solo un esempio indicativo: questo governo ha posto il vincolo di dieci anni di residenza continuativa in Italia per gli emigrati anziani indigenti che rientrano nel loro paesino per vivere degnamente gli ultimi anni della loro travagliata esistenza. Si tratta di una cattiveria bella e buona, oltre che di un atto evidentemente ingiusto e discriminatorio”. All’affermazione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nell’ultimo viaggio in America Latina, in cui viene definito come scarso il lavoro svolto dai deputati che rappresentano gli italiani all’estero, e che sarebbero sufficienti solo un paio di deputati e dare un potere legislativo al Cgie, Consiglio generale degli italiani all’estero, Porta commenta: “Voglio dire che i deputati eletti all’estero lavorano il doppio rispetto ai loro colleghi eletti in Italia. E ciò in ragione della specificità di un collegio elettorale di dimensioni continentali e distante a volte oltre diecimila chilometri da Roma. Ma anche in materia di produttività posso affermare che il nostro lavoro sul piano legislativo, in aula e in commissione è mediamente superiore a quello della maggioranza dei deputati eletti in Italia. I deputati del gruppo del Partito democratico eletti all’estero si sono distinti in questo senso e hanno anche pubblicato un resoconto dettagliato della loro attività. Io lo pubblico in maniera sistematica e continuativa su giornali e riviste destinate agli italiani del Sudamerica e anche nel mio sito internet. La rappresentanza parlamentare degli italiani all’estero è stata voluta e approvata con riforma costituzionale e non sarà certo il capriccio di Berlusconi a eliminarla".
 
Dopo lo scandalo sul voto degli italiani all’estero qual è la proposta per riformare la legge elettorale? “La mia è la proposta di tutto il Partito democratico che alla Camera e al Senato sta presentando due analoghe proposte di legge a firma Franceschini e Finocchiaro. Renderemo più sicuro e inattaccabile il voto all’estero introducendo l’obbligo di iscrizione alla lista elettorale per ricevere il plico per partecipare alle elezioni; la stampa delle schede sarà fatta in Italia e non più all’estero; daremo poi poteri di controllo ai comitati elettorali locali e introdurremo elementi di maggiore certificazione relativi all’individualità ed alla segretezza del voto. Sappiamo che candidati della destra in Europa e Sudamerica si sono resi protagonisti di brogli e irregolarità nel corso delle ultime elezioni; tutti casi sui quali la magistratura sta ancora indagando. Speriamo che il Pdl ci segua e ci aiuti nell’approvare rapidamente queste nuove norme che renderebbero più serio ed autorevole il voto all’estero e la nostra elezioni. Il presidente Berlusconi si è detto favorevole ad un cambiamento del meccanismo del voto e speriamo che sia coerente con quanto affermato e sostenga anche in Parlamento questa tesi” conclude.

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