Firma p7m e la digitalizzazione dell’azione amministrativa

Occorre fare una breve premessa sul significato dell’esistenza delle firme digitali: le amministrazioni pubbliche al fine di conseguire maggiore efficienza nella loro attività, hanno ultimamente incentivato l’uso della telematica nell’azione amministrativa interna agli stessi enti che nei rapporti tra pubblico e privato. Il fine principale è quello di semplificare l’attività delle amministrazioni pubbliche attraverso le tecnologie informatiche ma anche quello di di potenziare i principi di pubblicità e trasparenza che sono alla base della pubblica amministrazione. A tutto ciò far riferimento il Codice dell’Amministrazione Digitale nº 82/2005 che getta le basi ed i principi fondamentali su cui basare queste innovative procedure. La firma p7m è una parte di questo insieme chiamato “e-governement” che dà maggiore possibilità ai cittadini ed alle imprese di avere nuovi diritti e garantisce un’azione amministrativa più efficace, veloce ed a costi inferiori.

Cos’è la firma digitale in formato p7m

La firma digitale p7m non è altro che un documento elettronico che contiene la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti, inseriti all’interno di una “busta” virtuale che si può aprire solo grazie ad una particolare chiave che possiamo ricevere utilizzando determinati programmi o applicazioni. Senza di questi infatti, non è possibile accedere al documento che risulta quindi essere un documento autentico e con validità giuridica e probatoria a tutti gli effetti, sia nell’ambito penale, civile o anche tributaria, avendo la possibilità di firmare digitalmente dei documenti fiscali.
Questo valore giuridico è connesso alla firma che lo contraddistingue. Questa firma come connessione virtuale tra l’autore ed il suo documento, può ai sensi del Codice dell’Amministrazione Digitale, diventare quindi digitale ed integrare il documento informatico che acquista efficacia probabtoria, sempre che si parli di una firma elettronica qualificata o avanzata.
Un altro requisito importante che apporta il documento salvato in formato p7m e la firma ad esso connessa, è l'”opponibilità” del documento anche a terzi, non solo quindi tra le due parti, ma la sua validità viene estesa anche nei confronti di terze parti che vengono quindi automatiamente coinvolti negli effetti giuridici dell’atto.
Un esempio di questo tipo di documenti può essere il regolamento di condominio o un atto contenente diverse acqusizioni di immobili.

Come crearla ed usarla

Innanzitutto il formato p7m è un tipo di estensione di file (come per esempio può essere il PDF) che contiene file che ne caratterizzano il contenuto, come uno o più documenti informatici, ad esempio atti, contratti, regolamenti o documenti contenenti gli estremi della firma digitale dell’autore del documento.
Nel dettaglio la firma Cades (Cryptographic Message Syntax Advanced Electronic Signature) crea questo tipo di esensione p7m dal linguaggio crittografico che contiene come già descritto , i documenti autenticati dall’autore. Sarà possibile consultare questo documento solo attraverso l’uso di particolari programmi chiamati “verificatori” che consentono l’apertura di questo tipo di documenti . Questi strumenti di apertura dei file, sono facilmente scaricabili da diversi provider.
Tutta questa innovazione ha già dato inizio ad un processo di “dematerilazzione documentale” , passando così da un archivio cartaceo ad un archivio informatico con tutti i vantaggi di risparmio in costi di gestione. Un altro processo fondamentale è quello di diffusione della cultura digitale che mancava ancora nel nostro paese in tutte le categorie di cittadini con il grosso vantaggio di ottenere una maggiore partecipazione all’attività pubblica della nostra amministrazione sia da parte di cittadini italiani ma anche dai cittadini nostri connazionali che si trovano all’estero.